CIAO MA, FACCIO TARDI!

PROLOGO

Ci tengo a precisare fin dall’inizio, che questo scritto, non vuole essere assolutamente un autobiografia, ma un semplice racconto di una persona come tante, della mia età, che ha avuto la fortuna di poter vivere i famosi anni d’oro delle discoteche, del vero Clubbing House, con tanta, tantissima passione e cultura. Perchè nonostante tutto quello che attualmente si legge in giro o si vede nei più “gettonati” rotocalchi televisivi, che tendono ormai continuamente a nominare questo settore come “movida” ma non più nel suo più profondo significato, bensì solo come dispregiativo, il vero movimento delle discoteche, di quelli che amano la notte, di chi ama ballare, di chi ama veramente la musica e sopratutto di chi dopo una settimana di lavoro, costretto a rinchiudersi in quei canoni che ormai detta la società moderna, vuole semplicemente essere sè stesso, insieme ai suoi simili, senza pregiudizio alcuno, perchè questo movimento è un movimento che rappresenta non solo i giovani, come viene sempre lasciato intendere, ma ha molte sfaccettature e racchiude diverse tipologie di persone, di ogni classe sociale e di qualsiasi età, ma tutti insieme con le stesse passioni, quelle passioni, che purtroppo, solo in Italia, vengono concepite semplicemente come hobby o addirittura perdite di tempo, mentre all’estero il settore notturno e tutto quello che gli gira attorno, viene considerato Cultura! Non a caso in Italia appunto viene denominato “movida”, inteso semplicemente come assembramento di gente ubriaca, o che vuole ubriacarsi o drogarsi, senza un minimo rispetto per le regole, mentre all’estero, questo movimento viene chiamato “Club Culture” e viene costantemente difeso e aiutato anche dalle istituzioni con fondi e quant’altro, proprio perchè la musica è cultura.

LA PRIMA VOLTA IN DISCO

Ricordo ancora come se fosse oggi, la prima volta che misi piede in una discoteca, durante una serata, sì perchè in discoteca ci ero già stato parecchie volte, ma mai quando era aperta al pubblico, avendo un padre Architetto, che progettava solo ed esclusivamente locali notturni e spesso li gestiva anche, era normale, per me e i miei fratelli, passare ore e ore negli uffici, nei cantieri etc, etc…per poter stare un pò con nostro padre, che avendo costruito centinaia e centinaia di locali, era sempre avanti e indietro per tutta la penisola. Al solo ricordo, mi sembra di risentire ancora l’odore del ferro battuto mentre saldavano le ringhiere, l’odore della polvere dei mattoni grezzi, l’effetto che mi facevano gli scarti delle foglie d’oro sulla pelle e il profumo, perchè nei miei ricordi non era odore, ma il profumo dello stucco veneziano, etc…

Avevo solo 10 anni, erano le cinque…cinque e mezza del pomeriggio, di una domenica, perchè a quei tempi, la maggior parte delle discoteche aprivano sempre il venerdi, il sabato sera e la domenica pomeriggio, per i più giovani, ma neanche tanto.

Mi ricordo che entrai con mio padre, che subito si diresse in ufficio, parcheggiandomi davanti al bancone del bar, dove lavorava già mia sorella come barista, ero estasiato, in mezzo a tutta quella gente più grande di me, che mi ballava attorno, gente al bancone che sorseggiava un drink mentre scambiava quattro chiacchere con la ragazza che aveva “puntato”, mi sentivo un Dio, anche se tutti mi scrutavano essendo cosi piccolo, la cosa che mi colpì molto, era vedere tutta questa gente vestita cosi strana…tutti col sorriso stampato in viso, era tutta un armonia di gente, musica e colori, in tutto quel frastuono vidi un omino, quasi nascosto in una postazione buia, che si apprestava al microfono a lanciare il successone del momento (The final cowntdown degli Europe) … chi era costui? che si nascondeva al buio dietro un bancone, parlava ogni tanto al microfono e sopratutto cosa faceva con le cuffie in testa, visto che la musica c’era ed era anche ad altissimo volume in tutta la sala? …. mi incuriosii e mi avvicinai al bancone per vedere meglio e scrutare ogni movimento che faceva. Finalmente scoprii che era li che nasceva tutta quella magia, un microfono, due giradischi e un centralina luci. L’omino nascosto al buio era proprio lui, il Disk Jockey, colui che faceva ballare tutti quanti, che li rendeva felici con le sue magie di musica e luci colorate.

IL TEMPO DELLE MELE

Per i “non più tanto giovani” come me, sentire nominare il Tempo delle mele, non può far altro che evocare il famosissimo film, capolavoro per noi Teen Ager di quei tempi, film Francese del 1980, con la allora giovanissima Sophie Marceau, che narrava le vicende di questa tredicenne e la sua prima storia d’amore, nata proprio ad una di queste festicciole casalinghe tanto in voga a quei tempi, a ritmo di timidi giochini adolescenziali, balli lenti, etc…come poter dimenticare la colonna sonora della scena principale, “Reality” di Richard Sanderson? Chi di noi, non ha mai ballato per “esigenze amorose” o dato magari proprio il primo bacio sulle note di questa canzone?

Da lì in poi, seguirono almeno 20 anni di festini simili ovunque, ricordo che i posti più gettonati, dove poter organizzare questi mini eventi, erano gli oratori delle chiese!!!

Se cosi si può chiamare, il “modus operandi” italianizzato, di queste feste, era sempre lo stesso, si scroccavano soldi ad amici e parenti, si andava a pregare la suora di turno, per poter affittare una saletta, si preparavano tavoli e sedie in abbondanza, per dare una parvenza di serietà ai genitori e alle suore stesse, poi litri di fanta, cola, bevande gassate a go go’, patatine e ogni tipo di salatino, una scopa, fondamentale, non solo per le pulizie di fine festa, ma per il famosissimo gioco della scopa…

Per i più audaci, una bottiglia di vetro per il gioco della bottiglia e ovviamente si cercava di invitare più ragazze possibile. Infine c’era lui,  di solito il ragazzo più timido o associale, che veniva sfruttato per stare in un angolino appoggiato ad un tavolo con il famigerato mangia dischi, e se andava bene, una decina di vinili ritrovati a casa di zii e parenti vari…ecco ad oggi, possiamo benissimo affermare che nel 90% dei casi, questo possa essere stato il vero inizio carriera di ogni dj.

Queste feste di solito iniziavano verso le due del pomeriggio, per finire attorno alle sei o sette di sera, praticamente quasi 5 ore della stessa musica ripetuta, in un angolo ad un tavolo c’erano quelli che giocavano a “obbligo o verità”, da un altro lato i più temerari al gioco della bottiglia cercando di vincere un bacio a stampo dal ragazzo o ragazza di turno che ti piaceva, in mezzo i “simpaticoni” che si sbizzarrivano in balli estremi, con mosse inventate alternadosi con gli stop del gioco del ballo della scopa e infine i più svegli, sparivano negli sgabuzzini o nei corridoi per lanciarsi con le prime esperienze amorose. Ma poi c’erano loro, i lenti, che avevano la forza di riunire tutti in pista.

LA SCELTA

Ricordo ancora come se fosse oggi, quando mio padre caricò in macchina me, mio fratello e i miei zii e ci portò fuori Novara, a 20, 25 Km per farci vedere dalla strada, questo posto ormai abbandonato vicino a Cerano, un semplice casolare neanche tenuto molto bene… ma lui da visionario quale è stato tutta la vita, nella sua testa aveva già in mente tutto il progetto, nei suoi occhi, nel suo sguardo, c’era già la discoteca finita con tanto di luci e musica e con le sue parole riusciva a contagiarti e a farti immaginare tutto. Infatti alla fine, da questa idea nacque il Diva Country – La Marsina, uno dei locali storici e più belli della provincia.

Con la scusa che questo locale aveva anche una bellissima piscina olimpionica, io l’estate la passavo tutta lì dentro, addirittura al piano superiore c’erano oltre ai classici uffici, anche dei mini appartamenti, per cui dalla mattina alla sera me ne stavo a mollo in acqua, di notte in discoteca, nonostante la tenera età.

Qui mi innamorai veramente di quello che in futuro divento il mio lavoro. Il locale aveva due piste da ballo, una classica commerciale, dove suonavano musica a 360°, da Gloria Gaynor a Santa Esmeralda, etc…più le novità appunto dell’epoca, eravamo a cavallo del 1989, 1990/91, nella seconda pista, aperta successivamente, arrivò questo top dj, che ovviamente io non conoscevo, che era Tony Carrasco, tra le altre cose, ex dj dell’unico e inimitabile Studio 54 di New york, rimasi folgorato nonostante la giovane età, da questa musica, questi suoni underground, totalmente diversi da quello che si ascoltava normalmente in disco o in radio, passavo nottate intere di fianco alla consolle a guardare incantato, a cercar di capire ogni suo movimento sulla consolle. Da quel momento sentii sempre più forte dentro di me, quella voglia di sapere, di conoscenza, di studiare tutto quello che riguardava questo lavoro.

Il primo passo da fare era cercare di mettere le mani su quell’attrezzatura e provare a sperimentare, cercare di capire tutte le sue funzioni, cosi mi feci coraggio e chiesi a mio padre se potevo andare una o due volte la settimana giu’ al Diva di Novara, ovviamente quando era chiuso e se potevo utilizzare la consolle per imparare a suonare. Pensavo ad un no secco, invece mi sorprese dandomi le chiavi del locale e il via libera. Dopo un annetto di esercitazione da solo, dove imparai poco o niente 🙂 tornai da mio padre e gli chiesi di poter fare il cameriere o il raccogli bicchieri, qualsiasi cosa pur di guadagnare i primi soldini, con cui iniziare a comprarmi i primi vinili e cosi avvenne. I pochi soldi che guadagnavo iniziai a spenderli tutti in vinili, che purtroppo all’epoca erano anche abbastanza cari, sopratutto quelli house e gli import dall’America, ma i gusti erano già quelli di adesso. Fortunatamente a Novara c’era Skipper! Uno dei negozi di vinile più forti in Italia, sempre aggiornato e frequentato da grandi dj dell’epoca, non era un semplice negozio, ma praticamente una famiglia, ci si andava tutti i giorni, non solo  quando arrivavano le novità, era bello guardare e ascoltare anche cosa sceglievano gli altri dj, c’era un bellissimo rapporto umano che purtroppo con la tecnologia è venuto a mancare, ci si confrontava, ci si raccontavano annedoti, si ricevevano molti consigli risultati poi anche fondamentali per questa carriera, era un modo diverso di vivere questo lavoro.

Saltando avanti un bel po’ negli anni, ricordo che quando mi arrivò a casa la “cartolina del militare” il proprietario del negozio, vedendomi disperato, mi disse che quello era il crocevia per tutti, che il periodo militare era quello che faceva desistere molti appassionati, che obbligati a lasciare per circa un anno, al rientro dal servizio di leva obbligatorio, la maggior parte cambiava rotta. A me questo, per fortuna non è successo. 

PRIMI PASSI 

Ricordo che fù tutto cosi veloce, da quando misi insieme due “pseudo-giradischi” e un mixer Karma a due miseri canali, che fui travolto letteralmente, come investito su un binario da un treno in corsa, da questo mondo, la fame di conoscenza a 360° era paragonabile a quella di un bulemico di fronte al cibo.

Non ne avevo mai abbastanza, fortunatamente in quel periodo, nella mia zona, in quel di Novara provincia e zone limitrofe, si iniziava a muovere qualcosa di diverso rispetto al resto d’Italia, a livello musicale, i dj della zona stavano iniziando a prendere sempre più spazio a livello nazionale. Per citarne alcuni, Fabrizio Poli, Jackmasterpez, Roberto Carbonero, Ricky Soul Machine, Stefano Albanese, Mauro M.B.S., Paolo Bardelli, Roy Emm, e tanti altri, parallelamente nascevano organizzazioni, staff e one night come il Pussycat, la Clinica, Colazione da Tiffany, il Paragon, Dadarà etc…era tutto in movimento, non esisteva internet, smartphone e quant’altro, si andava alla ricerca continua di vinili ogni giorno, ascoltandone anche centinaia al giorno anche se magari avevi soldi in tasca per comprarne solo 4 o 5…allora erano dolori, da non dormirci la notte…il dilemma della scelta dei dischi da comprare era veramente snervante, poi c’era la ricerca continua e gli scambi di musicassette dei grandi dj e delle loro ultime serate e questi scambi semravano quelli dei bambini intenti a barattare le figurine dei calciatori.

Il passo successivo, almeno per me e qualcun’altro della mia combriccola di allora, fù quello di provare a fare musica nostra con i primi programmi per il mitico “Amiga”. Una settimana per sfornare una specie di base ovviamente brutta e triste, da vergognarsi proprio,ma invece noi gasatissimi, partivamo con il primo treno delle 8 di mattina in direzione Milano centrale, prima tappa obbligatoria i Fast Food della città (che da noi scarseggiavano) e poi via dritti in via Mecenate, questo vialone enorme, dove c’erano ogni 10 mt, case discografiche e magazzini di distribuzione di vinili, noi la percorrevamo tutta a piedi, prima da un lato e poi dall’altro, ovviamente senza alcun appuntamento a bussare ad ogni porta, presentando il nostro demo su cassettina ad ogni pseudo produttore e ad ogni etichetta. Inutile dire che erano sempre dei no! Ma quelle “gite” erano adrenalina pura per me. Per non dimenticare poi, la spasmodica attesa mensile fuori dall’edicola per trovare (andava a ruba e ne arrivavano pochissime copie a Novara) di Trend Discotec e Tendance? Non vedevo l’ora di poter leggere un intervista o avere notizie sulle date del mio mito dell’epoca, Claudio Coccoluto, leggere le classifiche dei locali, i top pr e orgnizzatori, dj, sognando un giorno di poter essere anche io menzionato in quelle pagine! Poi c’era lei, Match Music, La prima trasmissione televisiva che parlava di dj e discoteche!!! e infine chi si ricorda l’album delle figurine panini delle disco? Come poter spiegare ad un giovani di oggi che ha tutto in un cellulare, per noi cosa significavano queste piccole cose e che valore avevano…

FORMAZIONE

Iniziai a mettere i primi dischi tra i tredici e quattordici anni al Diva di Novara, la domenica pomeriggio, si perché ai nostri tempi, era d’obbligo andare a ballare anche la domenica pomeriggio.

Iniziai ufficialmente a fare il dj senza riuscire ancora a mettere i dischi a tempo, ero ancora un bambino e ovviamente mi interessavano molto più le ragazze che la musica inizialmente, e quello era un modo facile per cuccare alla grande!

Ricordo che infatti per scarsa fiducia, mi “cacciarono” tutta la prima stagione nella seconda sala, un sorta di piccolo privè dove potevo esercitarmi davanti ad un piccolo pubblico di passaggio, senza fare troppi danni, piccolo pubblico che fortunatamente domenica dopo domenica diventava sempre più numeroso.

Un altro, chiamiamolo “problema”, erano già all’epoca i miei gusti musicali, non riuscivo fin dagli inizi a farmi piacere molto la dance commerciale anni 90 che imperversava ovunque, mentre tutti suonavano per esempio, What is love di Haddaway, gli Ace of Base, Living on my own di Freddy Mercury etc…io cercavo di imporre Pacha One Kiss remixato dai Father of Sound, o tutti i vinili della Rolling Tune di Jackmasterpez, Ricky Soul Machine, i pezzacci piu’ duri di Roberto Carbonero, o quelli dei Workin Happly dell’amico Fabrizio Poli, Paolino &Co.

Gli inizi furono molto difficili, tenedo presente che a Novara, in centro città c’erano solo queste due discoteche, il Diva appunto (di mio padre) e lo Studio D, anni e anni di concorrenza spietata, tra l’altro due locali praticamente attaccati, a piedi 3 minuti da uno all’altro 🙂 e cosi in un periodo in cui mio padre sembrava non volesse darmi nessuna chance, presi e andai alla concorrenza a proporre le mie idee, che vennero subito prese in considerazione e cosi mi trovai ad organizzare qualche serata sia di domenica pomeriggio, ma anche qualche piccola one night di sabato sera, la voglia di dimostrare era cosi tanta, ma tanta, che organizzavo le distribuzioni dei volantini, e insieme ai miei pierrini ci piazzavamo praticamente davanti all’ingresso del locale di mio padre a smazzare flyer, omaggi etc per la concorrenza… E fù cosi che per mesi quasi non ci parlammo più! Ahah ahahahah

Dopo queste prime stagioni un po’ improvvisate, misi la testa a posto e un paio di circostanze causali, molto fortuite, mi permisero di partire da Novara ancora minorenne e andare a fare la mia prima vera stagione da professionista in quel di Senigallia, per la precisione a Marotta, in quello che allora si chiamava Jicky Club, poi diventato Miù Miù, dove di giorno mi occupavo delle distribuzioni di flyer, gadget etc in tutti i negozi, bar e sopratutto spiagge di tutte le provincie limitrofe, mentre di sera potevo fare l’apertura e la chiusura ai grandi dj resident, dalla quale appresi moltissimo fin da subito.

Ritornato a Novara, iniziai a suonare il sabato sera e la domenica pomeriggio come dj resident al Satyricon, (ex Diva) che nel frattempo mio padre aveva ceduto per andare in altri lidi.

Riguardandomi indietro, adesso posso affermare che questo fu’ in effetti il mio vero inizio da professionista, le responsabilità crescevano, anche se agli inizi, come  l’esperienza di dover gestire e mantenere una pista da solo. Da qui mi trovai a suonare la domenica pomeriggio come resident di fianco allo special guest Roberto Carbonero, uno dei miei miti di sempre, oltre che essere poi diventato un grande amico, che involontariamente, tra un dj set e l’altro e qualche dritta su cosa comprare al negozio di dischi, contribuì notevolmente ad affinare ancor di più le mie scelte musicali.

Poi si susseguirono tantissime date, nella provincia di Novara, tra feste delle scuole in locali rinomati come La Marsina, il Celebrità, Le Rotonde, il Vis Viva etc…fino ai vari disco bar, pub e quant’altro….dove ebbi la fortuna di poter lavorare giovanissimo a fianco di altri top dj come Stefano Albanese, Pez, Mauro M.B.S., Luca colombo, Bruno Bolla, Leo Mas, etc…arrivai ad un certo punto in cui divisi metaforicamente parlando, la mia carriera in due, il venerdi e sabato, a suonare in locali più commerciali, ma sempre nei privè, gli infrasettimanali e i festivi in situazioni vere e proprie solo house.

Erano anni d’oro per i locali e per i djs, io per esempio, che non ero ancora nessuno mi trovai per anni

a fare il lunedi in un locale gay a Milano, il martedi inizialmente al Gilda di Castelletto Ticino (l’anno della sua apertura) poi al Luna Rossa Alessandria, il mercoledi sempre di riposo, poi di nuovo il giovedi al Gilda e successivamente con una mia one night al Borgo del tempo perso a Milano (ex Parco delle Rose), il venerdi girai tra Mediterraneo di Asti, Luna Rossa di Alessandria, Gilda di Castelletto Ticino, Casanova di Acqui Terme, La Vapeur di Milano (ora The Club), Basimati di Milano (ex Beau Geste), Le Rotonde di Garlasco, il Celebrità di  Novara, L’Atelier di Cerano (ex Marsina), il Nausicaa di  Paderno, e tantissimi altri, mentre il sabato rimasi per 7 o 8 anni all’Evita di Cavallermaggiore vicino a Cuneo, dove posso dire tranquillamente dire di aver potuto fare le serate più belle che ricordo, grazie alla Famiglia Toselli, in particolare a Federica.

Come dicevo prima, parallelamente a queste serate, sentivo l’esigenza di dover organizzare qualcosa di mio, e cosi fù. Insieme a Roy Emm, collega, amico e socio da sempre, ed ad altri amici dell’epoca, mettemmo in piedi questa one night, chiamata Start the Groove, itinerante in tutta la provincia e zone limitrofe. La particolarità di questo progetto era proprio che avendo ognuno le proprie serate classiche di base, quando organizzavamo questo evento, non avevamo nessun vincolo imposto, nel senso che la regola di base era una sola, fare buona musica e sopratutto solo quello che piaceva a noi. Questo valeva anche per la scelta degli special guest, sceglievamo i dj ospiti solo ed esclusivamente in base alla musica che proponevano e non in base a quanto il nome poteva attrarre pubblico. Cosi facendo, eravamo riusciti  a costruire una serata dove la gente ci seguiva e riempiva i locali, anche quando suonavamo solo noi resident, proprio perché la clientela sceglieva noi in base a questo unico criterio, la musica che proponevamo. Furono anni di successi che ci permisero oltretutto di fare moltissimi scambi di date e girare tutti anche in altre one nigt prestigiose, come per esempio avvenne quando il New York Bar di Gabon fece una data del proprio Tour in Piemonte e ci chiamo’ per collaborare a questo grandissimo evento, in cui oltre al sottoscritto nel privè e ad altri amici djs, suonavano in sala grande Claudio Coccoluto, Francesco Zappalà ed Alex Rocchetti alle Tastiere live…spettacolare! O le collaborazioni periodiche con il Jam che all’epoca imperversava alle Cave di Vintebbio, etc etc….

Erano veramente altri tempi, in cui per forza se volevi fare questo lavoro a certi livelli, tra nottate a suonare, viaggi interminabili in macchina etc, dovevi letteralmente mangiare pane e musica tutto il giorno…tanta fatica, ma grandissime soddisfazioni personali.

Le poche volte in cui non si suonava, magari si accompagnava l’amico di turno e alla fine eri sempre in un locale o l’altro, ricordo i mercoledi fantastici di Danilo Visconti allo Shocking, amavo letteralmente quelle serate, ricordo qualche giovedi all’Atlantique accompagnando Pez, serate in cui suonavano Uovo e Rame o quelle di Flavio Vecchi…ogni dj aveva il suo stile, sia nella selezione musicale che nella tecnica, ogni dj set era unico e irripetibile, a differenza di oggi che dovunque vai, senti non solo la stessa scaletta ma addirittura in certi casi i passaggi uguali….

IL MOVIMENTO DEL CLUBBING

Rispetto ai giorni nostri, in quegli anni d’oro, c’era sicuramente molta più professionalità e sopratutto nascevano facilmente molte collaborazioni, al contrario di adesso dove l’imperativo è apparire più degli altri con ogni mezzo (anche pagando) all’epoca dalle collaborazioni nascevano sempre i migliori eventi.

Per chi non l’ha vissuto, può risultare difficile oggi capire i meccanismi e come funzionava il movimento del clubbing allora, ma quasi in ogni provincia aldilà delle classiche discoteche più commerciali, parallelamente esisteva questo movimento underground, leggermente più sottotraccia, ma neanche tanto, per farvi capire meglio a me è sempre piaciuto paragonarlo al calcio. Era un po’ come se ogni locale o one night settimanale, appunto giocasse il proprio turno di campionato, col proprio evento, schierando i propri giocatori (djs, organizzatori, animatori, pr, etc…) e quasi ogni domenica c’erano le convocazioni per la nazionale…quella maglia ambita da tutti!!! che per noi erano invece i famosi After, dove suonavano tutti insieme i top dj nazionali finalmente nello stesso evento…sotto la stessa casacca.

Flyer pubblicitari, con indicazioni su come arrivare al locale di turno, magari da Milano a Torino, o da Napoli a Reggio Emilia, o Venezia etc…file di numeri utili e di pr da tutta Italia, un vero e proprio movimento simile a quello del calcio e dei suoi ultras, che settimane prima iniziavano ad organizzare le trasferte per seguire la propria squadra anche nei viaggi più disagiati. Migliaia e migliaia di persone veramente da tutta l’Italia, tutte in viaggio con un unico pensiero fisso, Lei, la Musica! Per seguire i propri beniamini, i dj, ognuno col suo stile diverso, con la propria tecnica, col proprio gusto musicale e col proprio bagaglio culturale da cui apprendere.

Giusto per ricordare alcune di questi “squadroni da serie A” e qualche giocatore indimenticabile…

Ricordiamo aldilà dei soliti noti, il Maneggio con Fabrizio Poli e Mauro M.B.S., le Cave dove credo abbiano suonato tutti i Big italiani e non, il Tenax con Alex Neri, lo storico Cocoricò all’epoca “allenato” dal maestro Ferruccio Belmonte, il Peter Pan di Massimino Lippoli, l’Echoes con la coppia d’attacco Vecchi & Montanari (praticamenti i Vialli e Mancini degli anni ‘90), il compianto, unico e inimitabile Marco Trani, Claudio Coccoluto, Vannelli, Mauro Ferrucci, La mitica Sabrina Cochi e Franco Moiraghi col loro Prince, Colazione da Tiffany a mio parere il miglior evento di sempre con l’incredibile Morgan, il grandissimo Sergio Buio ed il Mazoom, l’Alter Ego, il Plastic e via…Ricky Birichino, Ciuffo dj, Gianni Morri, Massimo  Padovani, Killer Faber, Jackmasterpez, Bruno Bolla, Luca Colombo, Danilove, La Nacha, Babayaga, Giusy Consoli, Obi Baby, Lorenzo L.S.P., Carlo Mognaschi, Alberto Visi, Lady Jam Jam, Federica Baby Dolls, Paolino Bardelli, Claudio Di Rocco, Intrallazzi, Provera, Emanuele Inglese, Francesco Farfa, Leo Mas, Gemolotto, Zappalà, Mario Più, Ilario Alicante, Luckino, Master Freez, Uovo, Rame, Mario Scalambrin, Stefano Gambarelli, Gianni Bini, Polo Martini, Ralf, Ricky Le Roy, Stefano Fontana, Sergio Matina, Marco Mei, Ugo Lucchese, e moltissimi altri…..per non parlare poi, visto la tendenza di oggi di nominare continuamente le “zone rosse”…per noi all’epoca l’unica zona rossa che esisteva, tappa di ogni “vero clubbers” che si rispetti, era solo l’unico e inimitabile Red Zone di Perugia.

Personalmente poi, io ebbi la fortuna di poter condividere la consolle con alcuni di questi mostri sacri del djing, in svariate occasioni. Ricordo le tantissime serate e collaborazioni con Jackmasterpez, Luca Colombo e Bruno Bolla durate anni e anni, le tre serate fatte con Mr Tony Humphries da cui riuscii anche a farmi regalare la sua personale maglietta di un evento 🙂 le serate con con Franco Moiraghi, Lello Mascolo, Carbonero, Visi, Bardelli, Coccoluto, Di Rocco, Roby Intrallazzi, Ezio Vallini, Alex Neri, Leo Mas, Danilove, Massimino Lippoli, Paul Trouble Anderson, Budda Morales, Stefano Albanese, etc…etc…

Mentre tra le più belle serate a cui ho potuto assistere nei miei giorni liberi, le devo al mitico Mike Patitucci, che mi permise anche di stare in consolle letteralmente a sbavare mentre girava i dischi un certo “Lill Louis”e al grandissimo Ciro Cassanetti e il suo Staff che organizzò forse dal punto di vista musicale, in effetti, la one night dove ho goduto di più in assoluto, con il grande Little Louie Vega e Anane al  Mediterraneo di Asti, senza dimenticare a ruota le altre con David Morales e Satoshi Tomiie. Uno Spettacolo per le mie orecchie!!!

NON SO COSA FARE? FACCIO IL DJ!

Perchè  questo piccolo capitolo? Perchè purtroppo, fin dalla metà degli anni 2000 in poi, sopratutto in Italia, naque questo brutto e pericoloso trend, sicuramente non la causa principale del crollo del settore, ma sicuramente una concausa che ha contribuito ad aggravare una situazione già in bilico di suo, per scelte scellerate di alcuni imprenditori della notte un po’ improvvisati a parer mio.

Praticamente chiunque nel settore “spettacolo” in generale, ma anche molti sportivi, etc…giunti per limiti di età, o peggio giunti al capolinea della loro carriera per scarsa bravura in ogni settore, pur di rimanere a galla ed avere visibilità, decisero di intraprendere, o meglio, improvvisarsi dal nulla deejays, cosi arrivammo ai tronisti “Defilippiani” alle pornostar, agli ex calciatori, attori, alle dj in topless etc etc….

Che purtroppo spopolarono un po’ dappertutto ridando una parvenza di luce alla loro carriera, per quanto poi appunto, non sapessero mettere un disco dietro l’altro e cosi ci ritrovammo ad assistere a finti dj set di ogni tipo, dal dj vero nascosto sotto la consolle a far fare bella figura al personaggio immagine al mixer, ai mixati già preparati in studio…ai finti mixaggi in sync o peggio ancora ai numerevoli dj set dove addirittura si dimenticavano di collegare o accendere la strumentazione….ma purtroppo pur di avere una “pseudo” celebrità in consolle, la maggioranza dei locali più commerciali si affidarono a questo nuovo “mercato del nulla” che comunque grazie al “nome” permetteva al piccolo gestore di incassare qualcosa e stare a galla.

Parallelamente a questo sistema, nasceva quello altrettanto “pericoloso” dei finti “top dj internazionali” e degli imprenditori più improvvisati che iniziavano ad affidarsi totalmente, lasciando praticamente la direzione artistica in toto, in mano ai presunti “manager” e alle loro agenzie, le quali al posto di ringraziare e insieme alle proprietà, progettare un percorso di sviluppo inerente l’identità del locale stesso, preferivano “mungere la vacca” vendendo anche idraulici tedeschi, prestati al mondo della notte, come top dj internazionali, giusto perché il nome straniero faceva più rumore. O in maniera ancora più meschina, quando per arrivare ad avere una data di un vero Big dj, praticamente ti obbligavano a comprare 5 date di altri dj minori che al locale non sarebbero serviti a niente.

ERA UNA MACCHINA PERFETTA

Si, il clubbing degli anni d’oro era veramente una macchina perfetta!

A mio modestissimo parere, il fatto di cercare ad ogni costo di inventarsi qualcosa di nuovo lentamente ha portato a distruggere questa opera d’arte che era il mondo della notte.

Tante piccole correzioni continue e modifiche al sistema, la ricerca continua di aggiungere qualcosa di nuovo e spettacolare, non ha fatto altro che far perdere di vista la cosa principale che era solamente la musica, il motore che faceva girare tutto perfettamente, una volta perso di vista questo concetto, il tutto anche se agli occhi dei più, poteva sembrare un bellissimo castello colorato, altro non si è dimostrato che un banale castello si, ma di carta, che ai primi soffi di vento è crollato semplicemente su se stesso.

Ripeterò allo sfinimento che questo ovviamente è solo il mio parere!!!

Ma purtroppo quello che ho potuto vedere coi miei occhi, ai primi segnali di crisi del settore, sono stati i vari tagli di budget. Partendo dal dj resident, vero professionista lasciato a casa, per prendere il dj  “pulmino” alle prime armi, che oltre a svendersi probabilmente a  meno della metà del professionista, in alcuni casi andava anche gratis, in più, in cambio portava gente e tavoli.

Tagli ai gruppi di animazione professionisti, tanto c’è l’amica di mia cugina che è una bella “fiola” e viene a ballare con le sue amiche, in cambio di 3 drink!!! I grafici? Ma perché a che servono i grafici??? mio cugino mi ha scaricato sul pc photoshop craccato, ci penso io a fare due flyer. I Doors Selector, a che servono in questo periodo? Già siamo in crisi e ci vogliamo pure mettere a fare gli schizzinosi facendo selezione? I buttafuori? Ma va là, c’è quel mio amico grosso in palestra….programmare distribuzioni capillari e volantinaggio? Ma siamo pazzi? Mettici pure i costi dei flyer, al giorno d’oggi??? antichi!!!! ormai non va più di moda il cartaceo, la pubblicità si fa solo sui social!

Tagli, tagli e ancora tagli…tranne il vocalist, perché per un certo periodo, ci fù questo strano fenomeno dove i vocalist prendevano anche il doppio del cachet dei dj resident, perché ovviamente stava imperversando la moda dei tavoli. Quindi pur di far contenti gli avventori dei privè, non era più importante cosa si suonasse, ma era fondamentale sentire decine di volte a sera salutare il tavolo di tizio e caio, perché pur di farsi vedere comprava bottiglie a go go.

Questo discorso tavoli, oltre a  spostare l’attenzione dalla musica e dalla pista da ballo, in parte divise in clienti di seria A e clienti di serie B le discoteche, stravolse tutti i concetti basilari che avevano portato in alto questo settore, dove all’inizio ci si andava in primis per ballare e ascoltare musica, ma anche magari dopo una settimana di lavoro in ufficio, dove la vita era pre condizionata già da diversi fattori, quali l’abbigliamento per esempio, il weekend in disco  potevi essere te stesso, potevi esprimere quello che sentivi dentro, cosi diventava un rito giorni prima, prepararsi per andare a ballare, scegliere l’abbigliamento giusto, appunto essere libero di esprimere te stesso a 360°. Con l’avvento della moda dei “tavolari” che in teoria portavano facili guadagni (e questo è tutto da vedere a conti fatti) si passò alla rigida selezione dell’abbigliamento, per cui se non avevi una giacca, una camicia, delle scarpe eleganti non potevi accedere al locale, venivi “rimbalzato”, questa situazione portò molta gente a migrare in altri lidi, tutto stava cambiando a favore solo ed esclusivamente della “finta immagine pre-costruita” quindi al contrario di prima dove potevi essere te stesso, adesso o ti  adeguavi al sistema e ti unificavi agli altri o per te, purtroppo, non c’era più posto! I veri Clubbers che hanno vissuto veramente quei tempi, sanno di cosa sto parlando e di quanto questa cosa ci abbia ferito profondamente, un po’ come se la tua ragazza, che ti  amava  alla follia per come eri,  dopo vent’anni di amore puro, tutto ad un tratto, una mattina ti dicesse, mi spiace ma tu qui, non sei più il benvenuto.

GIORNI NOSTRI, L’ERA DEL FINTO DIVERTIMENTO

E’ brutto da dire, ma purtroppo questa è davvero l’era del finto divertimento, basta guardare i social, le foto postate dai più, le storie, la musica condivisa, etc…

Ormai la moda del momento, impone di perdersi il bello vero di ogni cosa, l’importante è far vedere agli altri che siamo migliori di loro in ogni ambito. Partiamo da chi magari affitta addirittura una top auto per qualche giorno solo per poter postare delle belle foto che a suo parere faranno molto clamore, non si gusta neanche più un buon piatto al ristorante se prima non viene immortalato e mi raccomando che il piatto sia bello da vedere anche se non ti piace, e fondamentale tutto e velocemente sui social, guai a perdere un  minuto!!! e si perché purtroppo è cosi anche nella musica, “artisti” che sfornano un singolo ogni due o tre settimane, brani sempre più corti (arriveremo a brani di 30 secondi fatti apposta per le storie sui social). In disco, o almeno in quelle poche rimaste la storia non cambia, tutto al contrario di prima, dove si affrontavano migliaia di km di notte, solo per poter seguire il nostro dj preferito e la sua musica, adesso nell’epoca del reggaeton, purtroppo, e lo dico non solo da dj, ma sopratutto da gestore di locali, mi sono accorto che molti clienti, sopratutto maschi, addirittura odiano quel tipo di musica, ma pur di essere dove c’è gente, se lo fanno non solo andar bene, ma anche fingono che gli piaccia e molto, pur di pubblicare anche loro qualcosa su internet, basta far sapere…” io c’ero e mi divertivo molto”, anche se la verità non è quella. Sono diventati tutti figli del consumismo e sembra che nessuno abbia più un parere o un proprio gusto da difendere, ma tutti assuefatti e costruiti con lo stampino, partendo dai gusti musicali, al cinema, serie tv, abbigliamento,etc…

Ormai una cosa è bella e valida solo perché l’ha detto tizio o caio su un social o in tv, mi sembra di rivivere i tempi in cui i genitori più ottusi, quando gli facevi notare un qualcosa in particolare, ti ammonivano dandoti del bugiardo, che non era vero quello che dicevi tu, perché lo avevano detto al telegiornale. 

Qui purtroppo si apre una pagina molto spiacevole per quanto riguarda il nostro caro lavoro di dj, ai tempi d’oro venivano in consolle a cercare di comprare a qualsiasi prezzo un cd o una musicassetta della serata, venivano a chiedere i titoli dei dischi che il buon dj resident proponeva di testa sua, dopo un accurata selezione musicale, oggi invece, il dj quando vede avvicinarsi alla consolle un o una cliente, credo che nel 99% dei casi, inizi a tremare 🙂 ipotizzando le solite scenette che ormai tutti abbiamo subito, dal cliente che ti chiede di togliere quel disco e di poter collegare il suo cellulare, al cliente che ti chiede anche se non centra niente col tuo programma un disco particolare, dicendoti anche che deve fare la storia su instagram, a quello che ti insulta proprio perché non stia mettendo quello che piace a lui.

E qui purtroppo la maggior parte dei dj delle nuove leve, cosa fa? Ricordate lo slogan storico del gratta e vinci? TI PIACE VINCERE FACILE? Ecco per appunto, pur di apparire e sentirsi grande e apprezzato abbassa facilmente le mutande, seguendo in toto tutto quello che vuole il pubblico, senza anima, senza più una propria personalità, quello è il bivio tra un vero dj e un dj chiamiamolo cosi,  dj juke box…molti addirittura ormai scaricano play list da spotify e il gioco è fatto. A mio parere è come dire che una stampa di un grande quadro sia la stessa cosa del dipinto originale stesso, oppure che un piatto surgelato precotto sia identico ad uno cucinato con tanto amore e passione da uno chef.

Per fortuna sto solo generalizzando, ma alcuni grandi talenti ci sono ancora e ne stanno comunque nascendo. Non tutto è perduto.

Un altro errore commesso negli ultimi anni, sempre al mio umile giudizio, è stato quello di confondere la figura del dj, con quella del producer. Inanzitutto essere un bravissimo dj non significa anche essere un grande produttore musicale e viceversa. Il buon dj, in primis deve avere una gran cultura musicale, deve essere un bravo selezionatore, per certi versi deve fare anche un po’ lo psicologo nel saper guardare la pista e sopratutto nel gestirla, qualunque genere musicale esso proponga, nel creare un programma e nel costruirsi una serata intera, nel cercare di trasmettere quello che sente, le vibrazioni giuste al suo pubblico, perché per esperienza trentennale, posso garantirvi che anche suonare nello stesso locale, con gli stessi clienti, non è facile come sembra, ogni serata è diversa dalle altre, non ci sono scalette etc che tengano.

Allo stesso modo un grande dj, non è detto che sia un grande produttore musicale, ed anche questo credetemi, l’ho potuto constatare sulla mia pelle negli anni, andando sempre dritto per la mia strada convinto di sapere piu’ degli altri cosa poteva funzionare in pista. Qui apro e chiudo una parentesi ringraziando il mio socio nell’ambito produzioni (Claudio Pintus) che mi ha aiutato molto a capire queste differenze, avendo lui fatto questo percorso molti anni prima di me, e ringraziando anche uno dei miei produttori, nonché grandissimo dj (una delle poche eccezioni), (Paolo Bardelli) con la quale, qualche piccola soddisfazione e qualche dischetto nelle top ten mondiali di traxsource e beatport siamo finiti.

Questo lungo discorso per far capire l’errore di molti locali, che hanno investito veramente tantissimi soldi, facendo grandissime ospitate con grandissimi top producer a livello internazionale, col risultato di avere comunque piste mezze vuote, rispetto alle seratone che facevano già coi loro ottimi dj resident.

PAGINE BIANCHE

Si, pagine bianche, quelle che sono il futuro del nostro amato Clubbing.

Nonostante tutti gli errori fatti e la negatività di questo brutto periodo storico epocale, ci ritroviamo ad aver veramente la possibilità, dopo praticamente un  anno di chiusure forzate, di riscrivere da capo un nuovo e lunghissimo capitolo della storia dei locali notturni.

Abbiamo avuto la “fortuna” in questi lunghissimi mesi, di poter ragionare, di poter confrontarci, di esaminare pezzo per pezzo tutto quello che abbiamo sbagliato negli ultimi anni a “bocce ferme”, sperando di poter trarre il meglio dai nostri stessi errori. Quante volte nella vita, ognuno di noi ha mai pensato….”ah se potessi tornare indietro di anni e rifare il mio percorso con la testa di oggi…” quanti di noi onestamente lo hanno pensato? Io sicuramente centinaia di volte!

Ecco adesso abbiamo magicamente la possibilità di farlo veramente.

Per concludere e non annoiarvi troppo, vorrei ringraziare anche la community di Clubber, il nuovo progetto del Magazine e di conseguenza tutti i collaboratori stretti, ma non solo, con cui in questo quasi ultimo anno mi son trovato a collaborare, partendo dal Boss Ale Big Mama, Filippo Marchesini, Alex Maroli, Giacomo, a tutti quelli che anche indirettamente ma ci sono sempre stati una volta consultati, come Claudio Coccoluto, Ferruccio Belmonte, Sergio Matina, Luca Monti, Maurizio Clemente, Mario Più, Roy Emm, Bart Duscian, Marcel, Max Milani, Lenny Fontana, Fabrizio Poli, Danilo Visconti, e tanti altri…e ultimi ma non ultimi, i miei cari collaboratori più stretti isolani, che oltre ad aver contribuito in questi anni a costruire qualcosa di bello come il Diva, hanno anche avuto la grandissima pazienza di sopportarmi, visto il mio sempre “gradevolissimo” umore 🙂 dal mio socio Checco, ai dj Simo G. Michael Grosso, Nazario alla mia compagna Simo che ha capito quanto è importante per me il mio lavoro nella mia vita.

In un periodo cosi triste per il nostro settore, in un epoca dove si fa a gara pur di farsi concorrenza e buttar giù il nemico, Clubbers in tutte le sue forme, è stato l’unico gruppo che è riuscito a riavvicinare veramente ed in maniera concreta, e a far collaborare da ogni capo del mondo tutti, con l’unico pensiero, che solo uniti torneremo più forti di prima.

Un abbraccio.

Marco Barci

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