COME SCEGLIERE IL GIUSTO DJ PER IL PROPRIO LOCALE

Dai dibattiti fatti in questi mesi con i più grandi esperti di clubbing in circolazione, è emersa una cosa.
Lo scenario che si andrà a delineare dal 2022 potrà tornare ad esser ottimista per chi ha la passione del mixer, per chi si considera un Dj con la “D” maiuscola.

Mi spiego meglio.
Solo un paio di anni fa, alla domanda – “Quante chance ha un dj giovane di emergere?” – avrei risposto in maniera demotivante “pochissime”. Ehehe, w la sincerità.

Ma dopo questo “reset” tutto è destinato a cambiare e, quindi, anche la mia risposta.

Nel Clubbing che verrà, ci saranno opportunità di “scalata” per parecchi djs emergenti, o non ancora affermati.

Non è vero che tutti i djs avranno pari opportunità, questo no!! Ma, sicuramente, il “gap” si assottilierà notevolmente; questo significa che, ogni dj (o meglio ogni dj che ha passione per questa professione) avrà una chance.

Abbiamo creato una vera e propria Academy per far sì che “questa chance” possa diventare una reale possibilità, ma non è questa la sede ed il momento di parlare di ciò.

In questo articolo vorrei aiutare a risolvere un quesito tostissimo per coloro che gestiscono un locale o organizzano serate.

Ma, se fai il dj, e stai leggendo questo articolo, non devi assolutamente fermarti qui.
Eh sì perchè entrare nella mente di chi, ti potrebbe “scegliere”, ti permetterebbe di esser già una mossa avanti, come insegna la celebre serie Netflix “La regina degli scacchi”.

COME SCEGLIERE IL GIUSTO DJ PER IL PROPRIO LOCALE???”

Dopo la pandemia sono certo che questo interrogativo assillerà la mente di moltissimi titolari di tutta la penisola (ora molto più lucidi e consapevoli di prima). Quindi, conoscerne la risposta, potrebbe letteralmente cambiare le sorti di un locale, o di un brand notturno.

Eh sì, caro gestore, caro direttore artistico…. “quant’è bbbbravo il nostro dj incide in maniera razionale ed irrazionale sui nostri introiti”.

Partiamo dalle leve razionali.

Hai mai sentito parlare di djs super-eroi della tecnica che, però, hanno il vizio di aspettare troppo per far “partire” la serata?! Beh, devi sapere che, bravi o no tecnicamente, costoro di certo non fanno i nostri interessi.

Allo stesso modo anche un dj con poco tatto, che aggredisca anzitempo i clienti, per metterli subito in pista, può risultare contro-producente.

La verità sta nel mezzo, e credetemi, è tutta questione di “sensibilità”.

Tuttavia dobbiamo trasmettere al nostro dj un input importante:

“Dobbiamo essere caparbi! Lavoriamo come se ogni settimana avessimo un obiettivo: portare le persone in pista 2/3 minuti prima, e far finire la serata 2/3 minuti dopo!”

OBIETTIVO SETTIMANALE = ALLUNGAMENTO DI 5 MINUTI DELLA “FESTA”

OBIETTIVO STAGIONALE = ALLUNGAMENTO DI UN’ORA DELLA “FESTA”.

Ipotizza che alla fine di una stagione la tua serata arrivi a durare un’ora in più…

Ecco… 

Non credi che ci possano essere buonissime possibilità che l’incasso possa essere maggiore?!

(Eh beh, il rotolino degli scontrini girando un’ora in più porta mediamente ad un incasso del 15-20% più alto…)

E, stare attento a questi aspetti dovrebbe lampeggiare in continuo nella “To Do List” di un disc-jockey. Anche questo fa parte del vero lavoro sporco del dj!

Non sempre l’artista in questione lo fa di sua iniziativa.

Perché?

Il motivo è semplice, non è a conoscenza degli aspetti organizzativi, non conosce nozioni relative a questo ambito e questo limita le sue “Soft-Skill” dedicate.

Cosa può fare un Direttore Artistico o un Gestore?

Deve spingere il proprio Dj a tener conto di questa fondamentale variabile.

E’ difficile anticipare sempre la partenza.

Però la mentalità vincente è questa: 

NON SIAMO NOI A DOVER ASPETTARE I NOSTRI OSPITI!

E’ la gente che, arrivando tardi (a festa già iniziata) capirà di dover arrivare prima.

Capirà che ha pagato un biglietto intero e non ne ha goduto a pieno. 

Perché al Cinema la gente arriva solitamente puntuale prima dell’inizio del film??

Immaginate se, nei multisala, aspettassero l’arrivo dei ritardatari per far partire la proiezione… 

Che conseguenze avrebbe?

A quel punto gli “sfigati” sarebbero gli spettatori che sono arrivati per primi. 

Nelle serate è uguale, se un utente arriva tardi e, in quel momento la serata non è ancora “partita”, penserà… “Ma allora ho fatto bene ad arrivare tardi!

Inutile che vi dica che tutto ciò sarebbe “deleterio” per le nostre tasche. 

Eppure, in molti locali italiani (un buon 50% direi) la “serata vera e propria” comincia dopo l’01.30/01.45 : una follia se ci pensiamo bene.

Questo è dovuto ad un “modus-operandi” un po’ superficiale, complice la mancanza di veri professionisti in consolle.

A questo punto potrebbe anche darsi che tu possa pensare:

“Eh Ale, è tutto verissimo, ma sai, la gente nel nostro locale arriva tardi….”

Bene. 

Fermiamoci un attimo e….Rispondiamoci da soli.

E’ inutile “sbattersi” per provare a far arrivare la gente prima.

Ahahah avrò sentito questo “argomento” nelle riunione di almeno 15/20 locali differenti…

IMPEGNIAMOCI PIUTTOSTO A FAR DIVERTIRE “DA SUBITO”! 

 I PRIMI AD ENTRARE IN QUESTO MODO NON SI SENTIRANNO “GLI ULTIMI”! 

(E CONTINUERANNO A GIUNGERE IN ORARIO AL NOSTRO LOCALE! NO?)

Poi, ripeto, un dj con esperienza ed “attributi”, saprà, nel corso di qualche mese, anticipare sensibilmente il punto “X” (lo start della vera festa).

Diffidiamo da chi, in consolle, si sente una “star”: finirà per stendere un programma per il suo bene, non per il bene del locale!

Finirò per proporre determinati dischi solo nel momento di massima affluenza, per “ego” personale.

Sono sempre più frequenti casi di Disc-Jockey che aspettano a “partire” sino a quando, visivamente, non si ha un appagante senso di “pieno”! 

Mi calo per un attimo nei panni di un imprenditore che “rischia” nel suo locale e dico:

“MA CHE CA***O ASPETTI????? NON CAPISCI CHE PER IL TUO EGO IO STO PERDENDO SOLDI?”

(Eh sì perché un mancato guadagno, a casa mia, è una perdita) 

Queste erano le leve razionali, ora possiamo parlare di quelle irrazionali.

Eh sì, i problemi riguardanti la più celebre “scelta” consolliana, beh, non finiscono qui:

ti basti pensare che, vista la complessità dell’argomento,  da mesi io, il mio team e professionisti esterni, siamo al lavoro per redigere una MINI GUIDA DEFINITIVA. 

“COME ESSERE IN GRADO DI VALUTARE AL 100% UN DJ, dando un valore da 1 a 100 ad ogni professionista che ci passi tra le mani”.

Se sei arrivato sino a qui, vale la pena che vai avanti a leggere.

Sei ancora concentrato?

Procediamo!

Dunque abbiamo detto che è importante avere un Dj che abbia la sensibilità di “riempire presto” e “svuotare tardi”…

Esatto, però, ciò non basta, è condizione NECESSARIA ma non SUFFICIENTE.

Un artista in consolle che sa “allungare” il programma, ma non sa lasciare emozioni… Non è quello che serve ad un gestore attento e scrupoloso.

E’ un po’ come una “scopata” lunghissima, di 224 minuti, ma senza orgasmo… 

Il “warm-up” ad es. fondamentale, è un po’ come il “petting”.

(ti può sintonizzare a livello mentale con il partner, che in questo caso è il nostro pubblico)

La differenza tra un buon Dj ed un eccellente Dj è che quest’ultimo CREA EMOZIONI.

Emozioni che si trasformano in RICORDI, e fidati, sono proprio quest’ultimi a sedimentarsi, ad IMPIANTARSI nella mente del pubblico.

Ed è proprio così che nella mente del nostro singolo cliente, si svilupperà l’idea di RITORNARE nel locale in cui nacque tutto ciò.

Un top dj deve “prendere in mano” il divertimento del pubblico… Quando sente di averli in pugno, deve accompagnarli in un percorso.

Qui viene il bello.

Qui, purtroppo, si perdono l’80% dei guru della consolle.

Accelerano più possibile percorrendo questo percorso come un linea retta che cresce (quindi facendo crescere l’adrenalina del pubblico) che ad un certo punto si appianerà x poi crollare e portare alla fine della serata (sfinimento della pista).

La cosa peggiore è che non se rendono mica conto, pensano di aver spaccato.

In pochi sanno accompagnare il pubblico su una vera SINUSOIDE DEL DIVERTIMENTO, percorsi con diversi PICCHI di adrenalina, seguiti da altrettante VALLI.

Queste “Valli” (i punti più bassi della nostra sinusoide) se create volutamente e tenute sotto controllo, fanno la differenza.

Non solo permettono di far “consumare” di più la gente “al bancone”, cosa che nei momenti di massima adrenalina viene difficile…

…Ma “ricentrano” anche l’attenzione della gente, senza valli la gente dopo un po’ è stanca non solo fisicamente ma anche mentalmente.

SO CHE QUESTA E’ QUASI PSICOLOGIA!

MA SE SI VUOLE ESSERE IMPRENDITORI PERFORMANTI, BISOGNA ANCHE SAPER VESTIR I PANNI DELLO “PSICOLOGO”

Torniamo a noi.

Queste curve danno un attimo di respiro e, quando si risale, la mente sarà di nuovo fresca e concentrata per assimilare un nuovo picco di divertimento.

Il picco crea adrenalina che fa venir voglia di ordinare ancora, la seguente valle darà modo di poterlo fare, e cosi via… la serata cosi facendo sembra poter non finire mai.

È un po’ il principio della reciprocità, come insegna il buon Robert Cialdini:

“Tu mi stai facendo divertire, io ordino ancora proprio perché sto ricevendo delle emozioni!”

Tenendo presente che l’importante non è chiudere quando la pista conta solamente 4 persone, gli ultimi 20-30 minuti sono veramente importantissimi per costruire dei veri ricordi!!

La gente ricorda sempre la fine, meglio chiudere quando la pista è ancora viva con un po’ di anticipo piuttosto che sfinire i clienti fino all’ultimo secondo.

Un ottimo consiglio è quello di registrare la serata quando suona il vostro Resident; appuntatatevi i picchi di divertimento nelle note del telefono, in questo modo alla fine della serata riguardano gli orari e i “dischi” sarà molto più chiaro come poter ottimizzare ogni segmento temporale per renderlo una sinusoide perfetta.

Ricapitolando… Come vedo io la figura del DJ?!⠀

Beh bella domanda…⠀

Sarò un pochino brusco, ma voglio dir ciò che penso.


Non è un vero dj, o meglio non lo ritengo tale, chi “insegue” il proprio pubblico, correndogli letteralmente dietro con le braghe giù.
Non è un vero Dj chi fa il compitino proponendo solo ed esclusivamente ciò che và per la maggiore.⠀

Se manca la “proposta”, la vena artistica, non si può parlare di un vero artista, bensì di un mero esecutore.⠀

Per me un dj è un artista con un’idea in testa.
Una sorta di genio (troppe volte incompreso) che, deve sapere ammaestrare, deve saper acculturare.⠀

Ecco cos’è per me:

UN DJ È UN DOMATORE DI EMOZIONI.⠀

(cit. mia)


Le emozioni devono obbedire ai suoi ordini, affinché lui possa disegnare sinuosi itinerari, veri e propri percorsi sensoriali.⠀

“…C’è un percoso che và dall’occhio al cuore senza passar per il cervello…” (Cit. Gk Chesterton)⠀

Questa frase racchiude bene il percorso per il quale un vero domatore di emozioni deve incanalare il suo pubblico.⠀

C’è chi ci riesce. C’è chi non ci riesce.⠀
Ed in mezzo a questi due estremi ci sono 50mila sfumature-di-digei, che, a parer mio, rappresentano un po’ le diverse “carature” dei vari artisti.⠀⠀

Nessuno che non abbia mai fatto il dj potrà mai capire la potenza del suo scambio con il pubblico.

Con quella folla al di là della consolle, a due passi da lui, con cui si crea un legame biunivoco grazie alla semplice tirar su di uno slider del mixer.

Cos’è?!
Alchimia, empatia o più semplicemente magia invisibile che aleggia sulle vibrazioni che attraversano l’aria!⠀

E, c’è dell’altro caro mio.
Eh sì perchè il nostro domatore, per far saltare quella miriade di emozioni in quel cerchio infuocato chiamato Club, non usa la frusta ma una semplice cuffia.⠀

Eppure ci sono cose che anche ad un domatore riescono difficili.

Vediamo le più gettonate.⠀

1) difficoltà nel saper leggere la pista
2) difficoltà nel riuscire a “sintonizzarsi” e ad empatizzare con il proprio pubblico
3) difficoltà nell’allineare la propria “vision” con quella della proprietà
4) difficoltà nello riuscire ad acculturare poco alla volta il pubblico abituandolo a sonorità più ricercate; nel riuscir a trasferire la propria cultura musicale a chi si ha davanti, sottoforma di “picchi emozionali”
5) difficoltà nel far squadra con altri djs che invece si sentono prime donne
6) difficoltà nel trovare quei dischi che ti differenzino da tutto e tutti
7) difficoltà nel raggiungere l’obiettivo del “diventar riconoscibili” quel che succede quando un cliente entra in un club e, senza vedere la consolle, capisce chi sta suonando per il suo stile
8) difficoltà nel dover sopportare l’uso inappropriato del microfono da parte di certi vocalist⠀

Prima di salutarti, devo addentrarmi in un….”Momento-Confessione”.⠀

Ehehhe… Stilare l’elenco di queste difficoltà, non è farina del mio sacco.⠀

Lo ammetto, ho preferito giocarmi il jolly dell’aiuto “da casa”.

Ho sfruttato qualche vecchia conoscenza, qualche amico dj. Oh, sto parlando di gente che la sa lunga, sto parlando di Mauro Ferrucci, di Filippo Marchesini, di Gianluca Motta, di Franko Moiraghi, di Marco Barci e di un bel manipolo di baldi giovani.⠀

Ma se tu volessi aggiungere e perfezionare questo elenco con ulteriori “grane” e “difficoltà” per un disc-jockey, non esitare a scrivermi, che ci mettiamo un attimo a rendere più completo this elenco!

La mail a cui sparate tutto è sempre info@alebigmama.it eheheh…

Ovviamente la nostra Academy (VADEMECUM NOX) parlerà moltissimo di questi argomenti. Qui si potrà davvero scendere in profondità nella risoluzione di questi ostacoli che un artista possa incontrare, consegnando a chiunque faccia il Dj (e lo intenda fare per davvero) le armi per poter combattere nel nuovo mercato che si andrà a delineare: il clubbing 2.0.

Stiamo parlando di armi come: un nuovo mindset, un nuovo modo di comunicare e….tanta tanta creatività carismatica.

Un abbraccio (con distanziamento).
ABM

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