COME SARANNO I CLIENTI NEI LOCALI, POST COVID!?


“Come saranno i clienti dei Club quando tutto questo marasma psicologico rientrerà del tutto?”

Beh, vi posso dire che, con ogni probabilità, saranno clienti che hanno già visto tutto e di più a livello di intrattenimento notturno.


Persone che, all’apparenza, hanno molto poco da desiderare e che sono tanto impegnate da non poter dedicare tempo alla ricerca di eventi e serate che con gran fatica son state realizzate per loro.

Parlo di gente che, dopo mesi di acquisti su Amazon, di maratone su Netflix e di sfide alla PS4 (che nel mentre è diventata 5), cerca di sbracciare per non affogare tra le onde della dipendenza dopaminica più totale.

E allora…Il grande rischio per chi lavora nel mondo dei locali qual è?
Di “farsi il mazzo” per pianificare ed organizzare tutto al meglio, per poi dover constatare a malincuore che il prodotto, la maggior parte delle volte, finisce per risultare invisibile.
È come se, improvvisamente, fosse diventato molto più complicato di prima “stanare” dai loro nidi i potenziali clienti.

Poi, una volta che varcheranno la soglia di un qualsiasi locale, il gioco sarà fatto in quanto la loro propensione al divertimento toccherà livelli stratosferici.

Ma il caz**o di problema è riuscire a fargliela venire questa voglia.  E se una volta bastava una scintilla per alzarli dal divano, farli prepararsi, e farli uscire di casa, ora non basta più. Immagina una miccia un po’ inumidita che stenta ad accendersi.
Ci vuole un vero e proprio canto delle sirene, oggigiorno, per poter “sdivanare” il nostro pubblico, per poter combattere ad armi pari il fenomeno dell’inpigrimento mentale.

Il cervello umano ha resettato (o meglio congelato) l’abitudine ad uscire e far tardi la sera, indi per cui, qui lo dico e qui lo nego, queste nuove “home-routine” rappresentano il più grande nemico che noi nottambuli di professione potessimo incontrare.  
Come se non bastasse, facci caso, oggi è come se i clienti non abbiano più nemmeno troppo tempo per prestar attenzione alla pubblicità.

Eh sì perchè, quando l’acqua arriva alla gola, tutti provano a pubblicizzare; e, seppur lo facciano amatorialmente ( o addirittura ad caz**um ) inquinano il web, riempendolo una discarica a cielo aperto di pubblicità. Tutte uguali, tutte pressochè invisibili.

Però c’è da dire una cosa, forse forse il nostro nemico invisibile un “tallone d’Achille” ce l’ha. Eh sì perchè quando si ha tutto a portata di click, quando la comodità regna sovrana cos’è che viene a mancare? 

Vengono a mancare certe soddisfazioni, quelle della vita reale, le “good vibes” che solo la socialità sa dare. Non per niente da che c’è mondo e mondo, l’uomo ama far gruppo, ama star in branco. 

E questa voglia di “socialità” può rappresentare, per tutta la filiera del mondo dell’intrattenimento, uno spiraglio enorme, una luce alla fine di questo interminabile tunnel. 
Beh, per quanto concerne la pura voglia di andare a ballare, ci dovremo impegnare a creare un “prodotto” nuovo, che, pian piano possa innescare nuovamente i giusti stimoli, ma non solo. 

A che serve un prodotto “top” se nessuno ne viene a conoscenza?

A tal proposito urgono 3 cose:

  1.  imparare ad utilizzare una comunicazione 2.0, una comunicazione che, grazie alle nuove leve che il digitale ci mette a disposizione, possa bucare lo schermo permettendoci di “riguadagnarci” l’attenzione perduta. Questo purtoppo sarà a discapito dei competitors, maccchè ttte devo dìì, in tempi duri…. morte tua, vita mea!
  2. allenare un nuovo mindset per poter approcciare a questo cambiamento epocale  e trarre dei vantaggi. 
  3. acquisire tutte le nuove skill per poter evolvere le varie figure professionali di un locale.

Chi ha letto il mio libro, “Il Mercante della Notte”, sa a quali mi riferisco. 
Lì le ho citate quasi tutte. 

Chi invece non s’accontenta e volesse approfondir questi 3 punti uno ad uno, facendoli propri, beh, si tenga forte. Stiamo lavorando da parecchi mesi per lanciare un’ Academy, un vero e proprio “per-Corso” formativo per chi vuole diventare un Guerriero 2.0 del clubbing.


Ma non siamo qui per far pubblicità, anche perchè l’Academy, nella fase iniziale, sarà una sorta di Beta-Test per massimo un centinaio di “innovators”.

Torniamo a noi quindi…

Quale sarà l’identikit del cliente da club post Covid?

Del fatto che sarà incredibilmente pigro ne abbiamo parlato a sufficienza direi.
Ma se proprio dovessi definirlo, direi che il cliente di “domani” sarà….pretenzioso ma non troppo.

Ma che vuol dire?! Nemmeno “The Social dilemma” è un ossimoro così ingarburgliato.

Te lo spiego subito.

Da un lato sarà “pretenzioso” nel senso che pretenderà un prodotto degno d’esser pagato.

E qui bisogna aprire una parentesi, questa –> ( sarà disposto a pagare anche di più pur di avere un prodotto non standard, insomma, per i locali in cui non si proporrà la musica del bar sotto casa, i nostri avventori saranno con ogni probabilità disposti a tirar fuori qualche pound in più ).

A fianco la parola pretenzioso c’è uno strano “ma non troppo“, c’hai fatto caso?!

Sì perchè il cliente che ci troveremo di fronte sarà un cliente molto più consapevole del fatto che il divertimento e la socialità condivisa sono cose serie. (….. “capisci quanto una cosa era importante solo nel momento in cui non ce l’hai più”).

In effetti sono elementi fondamentali. L’essere umano ha bisogno di divertirsi, di svagarsi.
E questa consapevolezza farà sì che il cliente non pretenda più un locale super-mega-figo, basato su un’architettura dedita al lusso più sfrenato.

Gli basterà un bel po’ di sano divertimento.

Non sceglierà la meta del suo divertimento in base a valori legati all’apparenza, bensì alla ricerca di un “posticino” che lo faccia divertire per davvero, dove si possa sentir parte di qualcosa.

Fino a pochi mesi prima di quel maledetto 23 Febbraio, vedevo orde di giovani che sceglieva un locale anzichè in un altro solo ed esclusivamente in base a quanto facesse figo andare lì. E chissenefrega se non ci si divertiva, l’importante era poter dar testimonianza su Instagram di esser nel “place to be”…. O sbaglio?!

Non ce ne rendavamo conto ma quello che stavamo vivendo era una proiezione distorta del mondo della notte, una sorta di clubbing dell’apparenza.

Credo che il cliente, un domani, tornerà alla ricerca di concretezza.
Si và verso uno….”Spendo i miei soldi, PER divertirmi” che suona molto diverso da “Azz, sono un cogl**one a spendere i miei soldi per FAR VEDERE che mi divertivo”.

Capisci di che consapevolezza parlavo prima?


Questo per me sarà il cliente del futuro. Un po’ pigro ma molto più vero e consapevole. 

PERCHÈ SI VA A BALLARE?!

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