COME LA FOTOGRAFIA PUO’ CAMBIARE LA PERCEZIONE DI UN LOCALE.

«Non abbiamo budget!» 

«Belle le tue foto, ma abbiamo la fidanzata di un pr che le fa.» 

Siamo nell’era dell’immagine, della politica a colpi di post sui social media e degli influencers che possono cambiare il destino di un brand con una sola foto, ma abbiamo ancora la fidanzata del pr che immortala gli eventi con la sua reflex. 


Spesso forse ci si dimentica che le discoteche sono prima di tutto delle aziende e che come tali dovrebbero seguire delle regole di base. Tutti i club, nessuno escluso, hanno infatti bisogno di consolidare una idea positiva di sé agli occhi della clientela, attraverso la cosiddetta immagine corporate, ovvero l’immagine aziendale che, una volta formatasi, tende a perdurare nel tempo e dà credibilità e stima, molto importante ai fini di un duraturo successo.


Per questo, una buona comunicazione social e una fotografia incisiva diventano fondamentali per “raccontare” il proprio prodotto o un servizio. Nello specifico, un fotografo navigato coglie i punti di forza e minimizza i punti deboli e tramite tattiche specifiche – quali la scelta delle foto da usare, chi fotografare, il numero minimo e massimo per ogni gallery, quella da scegliere come copertina, cromia e preset specifici, la regola delle prime 10 e delle ultime ecc. – porta la fotografia a essere qualcosa di più di un semplice clic da mettere su Facebook.


Non dobbiamo dimenticare che le foto possono essere un’arma potentissima nelle mani di chi sa sfruttare il potere evocativo delle immagini. E nel 2021 non possiamo più permetterci di rappresentare solo il pubblico intervenuto, ma dobbiamo rendere l’idea e i valori che il club rappresenta.

La fotografia per discoteche 2021

Partendo da dei riferimenti di psicologia generale e dall’utilizzo che ne fa la pubblicità, mi servirò di due semplici esempi per dimostrare come una fotografia funziona non solo in base al soggetto rappresentato ma soprattutto all’idea che evoca, generando così valore.

Questa, per molti, è una foto che potremmo definire “inutile e senza senso”. Non ci sono soggetti raffigurati e di conseguenza nessuno la posterà o la userà mai, almeno secondo un’idea ormai condivisa in rete. Eppure nulla è più sbagliato. Questa è una foto iconica.


Iconica proprio perché nell’osservatore crea meccanismi inconsci (ciò su cui si basa anche la pubblicità). Cosa dice questa foto al nostro inconscio?

  • La zanzara è sinonimo dell’estate e delle alte temperature; quindi Villa delle Rose è un locale prettamente estivo.
  • Hanno fotografato una zanzara: il locale è fuori dagli schemi e detta regole del gusto alternative quindi attrattive.
  • L’immagine è delicata, pulita, professionale, ironica e, di conseguenza, di tendenza. 
  • Se questa è l’immagine, anche il locale sarà divertente, fuori dagli schemi, elegante, perché le caratteristiche di una foto si riflettano psicologicamente sul brand.

Questo è ciò che può fare in pochi secondi un’immagine al nostro cervello. 

Così come la precedente, anche questa foto, costruita ad hoc, “racconta” essenzialmente la ricerca dell’esclusività, la musica selezionata, il target giusto e l’alta qualità posta in ogni dettaglio.

Sulla base di questo, è stato coscientemente creato lo stile di ogni gallery rendendo coerente la vision con l’immagine del locale.

Errori tecnici da non fare in fotografia

Di seguito, ecco cosa in media offre il mercato dei fotografi di club.

Foto così sono l’emblema della cattiva pubblicità; ciò che possiamo definire “autogol” e spiego sommariamente il perché.

 Le frecce nere ci aiuteranno a capire meglio l’errore del fotografo: i soggetti sono totalmente isolati e l’errato uso della luce del flash dà un’idea di vuoto, messo ancor più in evidenza dal fatto che dietro i due ragazzi non c’è alcuna persona. Inoltre, lo scatto è sciatto e approssimativo, e l’estintore, cerchiato in rosso e ben visibile, rende il tutto improvvisato e poco curato.


Con una fotografia del genere, l’utente – razionalmente e irrazionalmente – sarà portato a pensare che la serata sia stata un fiasco totale, facendo perdere irrimediabilmente la sua attrattiva verso gli eventi successivi. Infine, guardandola, inevitabilmente assoceremo i difetti appena descritti al luogo dell’evento.


Ora, immaginiamo che a guardare questi scatti siano dei curiosi o dei turisti alla ricerca di divertimento; certamente non potrebbero mai essere attratti da un locale mezzo vuoto. Bene, pensate ancora che siano “solo foto”?


L’esperienza dei migliori fotografi di discoteche

L’obiettivo di artisti come Alessandro Dellago, Raoul Grandolfo, Stefania Meschina, Loren Bedeli, Luca Rossetti, Mattia Bissoli e phLIMITED è quello di incarnare il diversificarsi, il divenire, cavalcando il cambiamento in atto e portando su un altro livello la fotografia in disco.

Composizioni riconoscibili e coerenti, inventiva, ricercatezza, gusto, esclusività sono i parametri che influenzano il loro stile. Le nuove tendenze dovrebbero seguire i dettami di questi fotografi che sono voce dei più importanti club e format italiani.


Confrontandomi con loro, qualche tempo fa, ho chiesto a Mattia Bissoli, fotografo dei 90Wonderland, se in base alla sua esperienza un fotografo alle prime armi con un’attrezzatura costosa sarebbe riuscito a rappresentare da solo un evento, e la risposta non si è fatta attendere troppo: «No, è più importante conoscere le potenzialità del proprio mezzo, avendone la padronanza. È solo così che riesci a tirare fuori il massimo». Anche per Mattia Bissoli la conoscenza di ciò che si sta facendo rappresenta la base di partenza da cui partire per fare un buon lavoro.


Ad Alessandro Dallago ho, invece, chiesto chi fossero i soggetti da lui preferiti o quelli ricercati per le sue foto, e in modo naturale mi ha spiegato che non c’è una vera e propria scelta«Le fotografie le scatti prima con gli occhi, il resto viene da sé… Cerco di fare in modo che chi guarda gli album si senta immerso nell’evento, possa quasi “sentirlo”. D’altronde se una foto la devi “spiegare” c’è qualcosa che non va. Credo sia soltanto la mia visione di quello che mi succede attorno, osservo e racconto… e Click!».


L’esperienza del fotografo che racconta è quindi il valore aggiunto che bisogna apportare alle immagini e coerentemente mi viene alla mente ciò che Michele Collina del Kong mi disse:«Il Kong è musica ricercata. Per noi, suonano grandi Dj di fama nazionale e internazionale. Sperimentazione artistica e di contenuti, con uno sguardo alla cura del dettaglio, impegno sociale e amore per la nostra città. Ti ho scelto come “nostro” fotografo perché devi  rappresentare tutto questo con le nostre foto e ti do carta bianca». 


Tutto questo me lo disse prima che io facessi una sola foto. Follia? Non credo. Ad oggi penso sia proprio questo l’atteggiamento giusto da perseguire da parte di un gestore o proprietario: affidarsi senza remore a un professionista. L’imperativo è fare in modo che fotografia e vision aziendale vadano di pari passo attraverso un processo di simbiosi, preferendo professionisti che riescano a trasformare quel valore in immagine coerente con il contesto che rappresentano.

[ Articolo di Francesco De Vita – rev Fabiana Spani ]

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