PERCHÈ SI VA A BALLARE?!

Quello che leggerai in questo articolo è un aspetto alquanto intrigante (e disturbante) dei locali notturni.

Devi sapere che, per capire, cosa spinge la gente, da generazioni e generazioni, a frequentare i Club o le discoteche, ho letto un sacco di libri riguardanti i trend della socialità e la club culture.

Trovare “rifugio” in un club o in una discoteca, non nasce da una necessità di ribellarsi, ma piuttosto da un bisogno misticobiologicodi calore umanodi socialità. Non so se tu abbia mai sentito parlare del concetto di “Tribù Notturna”, ma ha molto a che vedere con questi bisogni. L’essere umano è un animale sociale e, biologicamente necessita di fratellanza, ha l’esigenza disentirsi parte di qualcosa

Uscire le sera, tirar tardi la notte, inoltre è un rimedio naturale ai malefici che, questa “società delle performance”, ci mette davanti nella quotidianità. 
Parlo dei momenti di dolore, di sconforto, di stress e di noia.

CHI DECIDE DI “FAR SERATA” VA ALLA RICERCA DEL PIACERE, NON COME FINE, MA COME TERAPIA!

D’Annunzio avrebbe definito il viver la notte una sorta di edonismo puro, privo di individualità. “No assembramenti, no party!” – Lo ribadisco dal giorno in cui il Covid è piombato tra noi. 
Credo che lo star bene in gruppo sia la quintessenza del fascino del night-clubbing.

Quindi cosa si cerca nella nightlife? 

Usciamo alla ricerca di una sorta di piacere collettivo. Andiamo a caccia di “good-vibes” condivise (e da condividere). Sono questi i nostri “antidoti” per le nostre grigie routine!!

Alla luce di tutto ciò, una domanda mi sorge spontanea: 
“Potrebbero cortesemente smetterla di ripetere che i club e le discoteche non sono importanti?” – che mi urta nevroticamente il sistema neurale.

Il mercato del divertimento soddisfa uno dei bisogni più importanti al mondo. 
È il vaccino contro la depressione, contro la tristezza e la monotonia, mali da non sottovalutare mai. 

Poi, per carità, si può credere sia meglio dar retta e farsi “intortare” dalle notizie dei Telegiornali? Che poi, diranno la verità?! Bha…

In questa “grey-society” sembrerebbe che più sei ottimista e divulghi messaggi positivi e di speranza, maggiori sono le probabilità che si attivi una macchina del fango per screditarti e toglierti credibilità. 

Non hai l’impressione anche tu che è come se la speranza, oggigiorno, fosse quasi vietata?!

Ho un incubo ricorrente negli ultimi giorni. 
Svegliarmi a rendermi conto che un nuovo Dpcm ha introdotto una nuova tassa, una tassa sul “poter sperare”.

Ma, perchè ci vogliono smorzare le speranze?
Non è che qui vogliono renderci un popolo di tristi automi lobotizzati?!?
Dopotutto, se ci pensi, è proprio la speranza di un giorno migliore, il motore che da sempre muove l’umanità. La forza primordiale che la spinge ad evolversi, innovare, ricercare, scoprire nuove vie, nuove opportunità.

E la Notte, my friends, rappresenta l’esempio più lampante. 
Da sempre, noi “nottambuli di professione” ci scontriamo contro i “negazionisti” del divertimento. Quelli che ce lo vogliono “levare” ad ogni costo, che s’inventano sempre qualche argomentazione nuova per poterci allontanare da quella che prima abbiamo chiamato “terapia del piacere”!

Questi finti perbenisti la chiamano dispregiativamente “movida” e si osano a definirla addirittura un “surplus”, una cosa di cui se ne può fare a meno! 

Non capendo che….

 …in assenza di speranza, nessuno sforzo avrebbe senso!

Eh sì, caro mio….Oggi, qualcuno brama per spegnere una volta per tutte quella fiamma, proprio nell’epoca storica in cui ce ne sarebbe più bisogno. 

Alt, non travisare il mio messaggio. 
Non sto dicendo che i locali devono restare aperti in piena pandemia, ci mancherebbe, ho sempre pensato che la situazione sanitaria abbia la massima priorità.

Sto parlando di qualcosa che esula dal Covid. 
Già in altri tempi, infatti, lo svago, il piacere e la ricerca di abbandono (di cui il clubbing è espressione), furono temuti dalle autorità, al punto da condannarli, demonizzarli.

Ma, non ci credo… Volete dirmi che, alle soglie del 2021 (quando è passato più o meno un secolo dal periodo del proibizionismo, e sono passati trent’anni da quello delle “mamme anti-rock”), siamo ancora in questa situazione?!
Dobbiamo nuovamente assistere a spacci clandestini di alcolici come atto di sfida ad una politica proibizionista? Bisogna arrivare a questo?
Eh sì, perchè il cercare di spegnere poco a poco il clubbing, a cosa porterà? 
A cosa porterà, se non ad un aumento della depressione generale e, con ogni probabilità, al sorgere di fenomeni illegali all’insegna di abusivismo?!

Beh, sinceramente speravo non fossimo ancora a questo punto. 
Utopisticamente voglio illudermi che, dai piani alti, qualcuno iniziasse a concepire l’importanza del nostro settore, come fanno all’estero, ad esempio. 

Chi balla non manifesta, si manifesta!” (Cit)
I clubbers non son nati per protestare, per ribellarsi. I veri clubbers vogliono solo poter star bene together, in mezzo al proprio gregge.

Milioni di persone continueranno comunque a scappare da ansie, da angosce e da sentimenti di alienazione. E lo faranno sempre. Perchè è un bisogno primordiale, altro che surplus. 

A rispondere questa “domanda di mercato”, è cosa buona e giusta ci possa essere un’offerta degna!

Ecco perchè, nel Clubbing 2.0, per forza dovranno esistere sempre dei luoghi preposti al “culto” del divertimento, luoghi in cui ci si potrà rifugiare ogni qual volta si voglia scaricare parte delle ansie e delle paure accumulate in settimana. 

Arriverà una forma evoluta che sicuramente sostituirà il modello di business della “discoteca”. Ma, la cosa importante che queste strutture possano soddisfare il bisogno di “magia notturna” che c’è!

Non vediamo l’ora che questa emergenza sanitaria passi, eh sì perchè tutto questo non aiuta di certo, tutto questo non fa che appesantire questi concetti.

Ahimè, qui i bisogni sociali crescono a vista d’occhio!!

Quello di grandi riunioni di gruppo con cassa in quattro quarti…
Quello di momenti “wow” tanto confusionali quanto emozionali…
Quello di “contagi affettivi” anzichè da virus.

E questi bisogni potranno esser soddisfatti solo con un genuino (e non perseguitato) ritorno al “NightClubbing”.

Come scriveva il buon Roberto D’Agostino, è proprio sulle piste da ballo, anche se in forme mascherate da un kitsch sfrenato, che si ha sempre raggiunto il momento di massimo “orgasmo”! 

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