COS’È “L’EMPATHY-CLUBBING” ?!?


Qualcuno pensa che per avere i locali pieni si debbano per forza trovare nuovi fantasiosi modi per intortare ignari clienti.

Ecco “intortare” è un vocabolo che d’ora in poi sarà da dimenticare. Da cancellare dal sistema valoriale del tuo locale. 
Il “mondo della notte che verrà” poggerà su fondamenta di trasparenza e coerenza, per cui, regola n.1:

basta prendere per il cul* il cliente!!!

In passato ho visto locali che, pur di attrarre a sè i clienti non si facevano il minimo problema a promettere, promettere, promettere. Facevano quasi a gara a chi faceva la promessa più grande. E se ne fregavano allegramente se, così agendo, finivano per creare false aspettative e deludere gli avventori.

Alla lunga il cliente deluso può trasformarsi in un problema per il locale. 
Devi sapere che un cliente “incazzato”, o che si sente “perculato”, di media parla male (del Club in questione) con almeno 7 persone diverse. Eheheh, non sono io a dirlo, ma veri e propri studi lo dimostrano.

Ahimè non vale invece il contrario. Ossia quando ad un cliente piace il nostro club, parlerà bene di noi al massimo con 1 o 2 persone (se va bene).

Alcuni guru del “finto-marketing” dicono che il gioco stia tutto nel pronunciare “parole persuasive”.
Un mix di articolate supercazzole in stile antani per invitare più gente possibile ad una serata.


Altri ancora ti smarronano con strani discorsi sull’importanza di apparire il leader di mercato… Anche se si vede chiaramente che, sino a ieri, questi facevano gli impiegati all’anagrafre! ( Nulla contro gli impiegati eh, ma…..coerenza! Coerenza cavolo!!! )


Il Segreto, invece, dopo essermi confrontato con centinaia di stakeholders del mercato, credo sia un altro. Un tesoro sepolto altrove, ben lontano da questi luoghi comuni. Per colorire un pochino il claim iniziale l’ho voluto definire il Sacro Graal del Clubbing 2.0.

Quello che devi fare per riempire i club, per molto tempo, è legare a te il cliente. Ma non con una corda, come fossi Tom Cruise sul set di Mission Impossible 456… Bensì con le emozioni con l’empatia. 



Non so se ricordi o meno il post intitolato Il Domatore di emozioni… 

“Un cliente che si emoziona, è un cliente che non ti abbandonerà dall’oggi al domani,  è un cliente che resterà fedele al tuo locale!” 

Eh sì, la fedeltà paga, e sempre pagherà.

Quando un cliente si troverà a vivere in maniera ripetuta dei picchi emozionali finirà per sentirsi parte di qualcosa, subirà l’atmosfera che gli orchestrali del nostro club scarcereranno.


Si sentirà finalmente parte di una tribù con cui condividere “momenti maiuscoli”, vibrazioni e sensazioni da raccontare.   È proprio lì che scatta l’alchimia, che divampa e si sprigiona la vera magia! E come dice Franchino “Oh magia oh magia, portami con te…

Ed è proprio quella sorta di magia che lo trasformerà in una sorta di “ambassador” per il tuo brand


Hai una vaga idea di quanto potrebbe aiutare la diffusione del tuo verbo avere qualcuno che tessa le tue lodi?! 
Trasformare un semplice spettatore passivo in un fedelissimo adepto, credimi, fa tutta la differenza dell’universo.

Viviamo un periodo storico in cui la tua “Club-Strategy” non può che dipendere dalla “experience” dei tuoi clienti.

Una volta molti gestori battezzavano i clienti come dei 20€ con le gambe, che facevamo la fila per entrar nei loro locali.
A meno che tu non fossi un top spender, un tavolaro eccezionale, manco venivi salutato all’ingresso; per la serie “prendiamo tutti a calci in cul* tanto il pubblico è ammaestrato e…..torna”

Il problema è sorto quando i singoli “birilli” (termine dispregiativo con cui definivano il popolo, la gente normale appunto) hanno iniziato a non tornare. E, assieme a loro, ahimè, anche i conti di fine serata hanno iniziato a non tornare!!

Ma abbiamo già detto più volte che i clienti (TUTTI) non vanno più trattati come numeri, ma come amici, ospiti del nostro locale.



Se ci fosse ancora il mitico Lubrano, uno dei più amati giornalisti italiani direbbe: “Una domanda sorge spontanea….”:

Ma come si può far sentir importante ogni avventore del proprio Club?

La tua premura dovrà quella di riuscire a coinvolger attivamente il cliente IN TUTTE LE FASI della sua experience.
Ogni singolo “touch-point” tra lui ed il tuo club-brand dovrà esser curato nei minimi dettagli.

Mi spiego meglio: i tuoi clienti non dovranno sentirsi al centro dell’attenzione solamente durante la serata, ma anche nella fase “pre” e “post”.

Riguardo alla fase comunicativa antecedente alla serata stessa, ne abbiamo parlato proprio l’altro giorno in un contenuto del nostro Mastermind. Una vera disamina su come una comunicazione “customer-centrica” possa esser al giorno d’oggi più efficace dei soliti clichè pubblicitari.

( se vuoi leggerlo —> “Come è cambiato il modo di far pubblicità nel by-night” ).

Poi la “coccolosa” customer-journey deve ovviamente proseguire in serata, dove, oltre a “regalare emozioni” a più non posso, bisogna esser concentratissimi ad eliminare di ogni possibile disservizio.

E dulcis in fundo, attenzione, arriva la fase post-evento! Eh sì perchè sarebbe un delitto pensare che l’experience del cliente si esaurisca nel momento in cui egli esca dalla porta del tuo locale. (Manco fosse un interruttore ON/OFF).


È qui che viene il bello. La parte in cui, grazie al “digital-clubbing”, potresti dare il colpo di grazia a qualsiasi tuo papabile concorrente.

Eh sì, caro mio, la visione moderna, quella del clubbing 2.0 appunto, parla di una fase post-evento non mirata solo ad “accompagnare” il cliente alla fase finale del processo.  La vera differenza la si fa qualora si riesca a far confluire lo step finale della serata nello step iniziale della successiva

Il nostro dictat (e ti consiglio di scriverlo a caratteri cubitali sulla lavagna del tuo ufficio) è:
….CONTINUARE a farlo sentire importante!

Come? 

Nella nostra Academy affronteremo diverse strategie in tal senso, ma visto che ne stiamo parlando, beh, potresti iniziare chiedendogli magari pareri spassionati sulla serata…

E per farlo non sarebbe male, anzichè scrivere uno ad uno (ricordandosi tutti i presenti a quel party) poter sfruttare le automationi che la rivoluzione tecnologica sembrerebbe averci servito su un vassoio d’argento.
Many chat, Active Campaign, abbinati a tool di monitoring tipo Beecode potrebbero rivelarsi mucho comodi.



( Momento pubblicità occulta : mmh… ops, non mi esce! Dunque… Chi si iscriverà a Vademecum Nox Academy imparerà tutto ciò e non solo!!! …Grrrr… Mannaggia proprio non mi esce bene far pubblicità spudorata ahahha )

In realtà ci sono circa settordici-mila stratagemmi per far sì che il cliente non si senta uno dei tanti (come avverrebber invece se lo inserissimo in una semplice lista broadcast standardizzata).

La cosa fondamentale è iniziare indirettamente a renderlo parte dell’evento successivo, sempre “coccolandolo” e senza pubblicità diretta. 

A tutto ciò abbiamo attribuito un nome: EMPATHY CLUBBING.

Un metodo studiato ed affinato in anni di duro lavoro, in anni di notti insonni. 

Un metodo che, ti potrebbe proiettare oltre le porte di Tannhauser, altroché fare affidamento ancora sul classico sistema delle pubbliche relazioni canoniche!!!

( Poi per carità non ripetiamoci, il pr di razza, il pr scrupoloso ed intelligente sarà il primo ad avvalersi di queste scorciatoie per migliorare il rapporto con i loro clienti ). 

L’ Empathy Clubbing è inapplicabile analogicamente.

Si può implementare alla tua strategia solo grazie al “Digital”, e quindi solo per chi padroneggia le nuove skill che il “digital clubbing” ci mette a disposizione


Fino a qualche anno fa, per far emergere il tuo locale dai competitors e svettare in mezzo al “rumore”, bastava alzarsi in piedi e dire:

 “Gente ascoltate! Tutti zitti perché io sono il leader perché c’ho il guest più forte, c’ho il club più bello!” Era sufficiente spacciarsi per lo sceneggiatore del proprio film, dal titolo:”Er meio sono io!

Ma adesso, guardati intorno siamo vittime di una vera e propria “Guerra per l’Attenzione”! Dell’ecosistema notturno a parte rari casi (ammirevoli), non resta che una “polveriera” di locali, un grande cumulo di macerie.
La situazione by-night pre-covid era diventata una sorta di barzelletta, che tra l’altro, non faceva più nemmeno tanto ridere.
C’erano centinaia di leader “auto-proclamati”, tutti incredibilmente erano specialisti nel dire che il proprio locale era il più bello, il più forte, il più divertente…..il più tutto!



E, in questo marasma fatto di colossali “retrogradi”, è facile che ci finisca anche chi, invece, vorrebbe distinguersi e formarsi seriamente. Chi il proprio lavoro lo conosce davvero e vorrebbe elevarsi esponenzialmente rispetto agli “improvvisati”. Chi, giustamente, crede nel vero ritorno del Clubbing.

E allora, in un mondo fatto di comunicazioni auto-celebrative che sembrano far gara a chi ce l’ha più lungo, tu devi distinguerti facendo “parlare” (o meglio cantare) i tuoi clienti al posto tuo.

Che poi, se ci pensi, il passaparola positivo che mette in circolo un cliente è anche più credibile, rispetto a quando lo fa il titolare o il promoter del locale stesso, non credi?!

Ora credo tu possa iniziare a capire l’importanza di uno strumento come l’Empathy Clubbing
Uno strumento digitale che permette di stimolare attraverso l’empatia un vociferare di tipo analogico.
Uno strumento creato per far innamorare i clienti del del Club e che, come ti dicevo prima, ti permette di far sì che essi vadano in giro a raccontare le epiche emozioni che si respirano nel tuo club.

Ricapitolando, il suo beneficio è duplice:

da un lato crea “branding online” e, dall’altro, innesca anche un qualcosa di davvero potente a livello “offline”: il referral, il passaparola positivo. Uno strumento di marketing che ancora oggi se usato secondo i giusti crismi è d-e-v-a-s-t-a-n-t-e.

Le persone, lafffffuori, non credono più alla pubblicità diretta, storgono il naso.
Ci vedono voglia di lucro ebbbbbasta. 

Avranno invece fiducia se a dirlo saranno i propri amici o, comunque, delle persone che loro stimano. 

Del resto ricorda bene, la comunicazione parte non dalla bocca che parla ma dall’orecchio che ascolta.

ABM

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