L’INCREDIBILE STORIA DI MAURIZIO MONTI

1)  Com’è stato il tuo approccio al Mondo della Notte ?

Mi sono avvicinato al mondo dei Clubbing da ragazzino.
Quando avevo 14 anni ero solito scappare di casa, facevo l’autostop e…..andavo a ballare!!! Ovunque!  

La musica mi affascinava incredibilmente. Eheheh, non tutti lo sanno ma, devi sapere che io nasco come ballerino “classico-moderno”. Ecco perchè, appena ne avevo l’occasione, cercavo di evadere dalla realtà, e lo facevo “scappando” in discoteca. 

2) Negli anni ‘90 quali erano le caratteristiche che un Clubber doveva avere per emergere?

In quegli anni era fondamentale “differenziarsi” ed avere un proprio “credo artistico”, una filosofia di vita ben delineata.

…Che musica ascoltavi, cosa leggevi, che scuola frequentavi, come ti vestivi, ecc….Queste erano alcune delle peculiarità che definivano il tuo “io” personale.


Io, quando avevo 16/17 anni, ad esempio ero piuttosto “dark – punk”!

Quando finii le superiori mi iscrissi al D.a.m.s. a Bologna.
E lì, chiaramente, cambiò un po’ il mio stile, il mio modo di vestire, quello che leggevo.

Iniziarono ad interessarmi tutte le arti in generale.
Non suonavo musica, non producevo musica ma, credimi, la amavo! La amavo moltissimo.
Leggevo di tutto, da Guillaume Apollinaire a Verlaine.
All’epoca funzionava così. Ed è così che, giorno dopo giorno, non facevo altro che plasmare quello che poi sarebbe stato il mio personalissimo mondo.
Tutto stava nel permettere alla tua personalità di crescere, di completarsi. Un po’ come un opera d’arte, costruendo quello che, poi, saresti diventato. 

Se devo essere sincero io mi distinguevo in maniera naturale, senza rendermene conto. E questo, a quanto pare, piaceva molto agli altri.

Fu così che la gente iniziò a notarmi. Quando andavo in disco, vestito in un certo modo, la gente mi fermava, mi chiedeva cosa facessi! Non nascondo che era tutto moooolto divertente!!!

C’è da dire che io venivo da un paesino piccolissimo, Bertinoro, la cui mentalità (un po’ chiusa e bigotta) strideva con il mio “essere particolare”, con il mio “essere personaggio”. 

Alla fine è sempre così, quando il tuo contesto geografico inizia a starti stretto e tu hai voglia di volare, c’è solo una cosa che puoi fare: scappare!

Con Sabrina Bertaccini, Frankie Knuckles, La Nacha, Dean & Dan Dsquared.

3) L’Ethos Mama, e poi l’Echoes, di cui tu sei stato uno dei protagonisti indiscussi, hanno fatto senza ombra di dubbio la storia. Se tu dovessi scegliere, qual è stato il vero segreto del successo? 

Ma sai, ancora prima dell’Ethos io ero già un ballerino, facevo già delle performance per le sfilate di moda ecc… Come dicevo prima, ero già un “personaggio”.


Ti dico la verità, all’Ethos sono approdato come barista, mi chiamarono perché appunto ero molto “appariscente” per come mi vestivo, per come mi muovevo.  Beh non pensare io fossi il classico bartender, diciamo che ero un “barista-performer” ( ahahah facevo 4 cocktails e poi ballavo, mi esibivo in vere performance sul bancone del bar).


E dopo circa 6 mesi, sono diventato il Direttore Artistico, al trio composto da Sabrina Bertaccini, Mara Conti e Barbara Fabbri. Eravamo un team.
Quello era in primis il nostro modo di vivere e, solo dopo, un lavoro, una professione vera e propria.
All’inizio era incredibile! C’era proprio voglia di esprimersi. Una voglia matta di farsi conoscere, di fare tutto quello che si desiderava.

Quando organizzavo una festa mi sforzavo per immaginare cosa avrebbe voluto vedere un cliente una volta entrato in discoteca (sto parlando di allestimenti, gadget, performance, tipo di musica ecc…).
E, sulla base di queste previsioni, cercavo poi di fare del mio meglio per metterle in atto, ovviamente assecondando le mie fantasie e la mia cultura.

Poi cos’è successo?! Beh devi sapere che viaggiavo molto! Ammetto che questo è stato un altro ingrediente molto importante per la mia carriera. Ricordo ancora quando, da ragazzino, andai a Londra, per visitare le prime mostre di Gilbert & George. E poi cercai di riprodurre queste idee in un mega-allestimento all’Ethos Mama Club, dedicato a loro.


Sì, a quei tempi ero letteralmente “vorace”!! Divoravo tutto ciò che fosse cultura, per poi trasformar il tutto in veri e propri spettacoli in discoteca. Tutto ciò che mi colpiva a livello artistico, cercavo poi di rielaborarlo e riadattarlo ai locali in cui curavo la direzione artistica.

Pensa che una volta mi recai a Bologna, per assistere all’Opera teatrale “Sogno di una notte di mezza estate” di Shakespeare. C’era tutto il cast artistico inglese, al gran completo. Non riuscii a resistere e finii per portarli all’Ehoes. Andò in scena una rappresentazione teatrale epica, praticamente identica in tutto, con tanto di allestimenti, di effetti speciali. Ricordo che, due ore prima dell’apertura, il club era imballatissimo!

Era tutto nuovissimo. Tutte queste cose, in quegli anni, entusiasmavano il pubblico. Ed è proprio per questo che decisi di trasformare quello che all’inizio era un gioco, in un lavoro a tutti gli effetti. Una professione che non esisteva, pionieristica.

Con Giuseppe Zanotti e Kayne West

4) Parlaci del Diabolika, il primo After d’Europa!

Quando chiudeva l’Ethos e, alle 06.00, proseguivo la serata recandomi sui colli riccionesi dove spesso si tenevano le classiche “feste nelle ville”. Ma, devo esser sincero, io a quelle feste mi annoiavo!

Andai quindi da Gianluca Tantini spiegandogli che sentivo la necessità di aprire un altro locale:“Perchè non aprire un altro club con orario 06.00-mezzogiorno?!?” 

È così che tutto ebbe inizio.
Andammo a parlare con Gianni, il proprietario del Grand Hotel e, nella “dependance”, demmo vita al 1° AfterHour d’Europa.

Non puoi capire! Pensa che c’era gente che, da Ibiza, quando alle 07.00 chiudevano i locali, prendeva l’aereo e alle 10.30 ci raggiungevano al Diabolika, e stavano con noi fino alle 13.00 quando chiudevamo!

5) Si dice che “Il clubbing è una palestra di vita”…Perché secondo te la Notte fortifica chi ne fa parte?

La notte ci dà modo di esprimerci in modo vero. C’è meno luce. Nella penombra ti puoi nascondere, ma nello stesso tempo, ci metti poco se vuoi finire “sotto i riflettori”.

Diventa tutto magico di notte. Ci si può far avvolgere da un mondo parallelo, in cui ognuno può davvero essere se stesso dando sfogo a tutto ciò che tiene nascosto nella vita di tutti i giorni.

Quello che si riesce ad esprimere di notte in un locale, sarebbe impossibile farlo in altri momenti del giorno.

Nel mio caso, sentivo proprio che un “bio-ritmo” nuovo si era impossessato di me. Era bellissimo. Quando si faceva sera, verso le 22.00 per intenderci, il mio livello adrenalico si impennava: iniziavo a scalpitare come un puledro! Praticamente di giorno caricavo le pile, per poi consumarle di Notte.

6) “Qual è il tuo fattore X che ha preservato il tuo personal brand in 30 anni di carriera?! Quali sono le scelte che ti hanno permesso di restare sempre in auge, a differenza di quasi tutti gli altri tuoi colleghi?”

Ascolta la risposta qui sotto!

7) Nel panorama odierno, vedi dei nuovi Maurizio Monti, crescere all’orizzonte?  

Ahaha, sai cosa ho sempre risposto a chi mi avesse chiesto “Che lavoro fai?”
“Faccio Maurizio Monti!!!” – perché, come ti dicevo prima, il mio modo di essere, era diventato il mio lavoro al 100%. 

Sicuramente il Maurizio Monti di allora è diverso da quello di oggi. Perchè il mio ruolo, a livello sociale, politico ed ideologico, oggi sinceramente è un po’ cambiato. 

Credo che, molte delle mie idee di allora, ora, sarebbero difficili da riproporre, eheheh…
La vita è così, bisogna adeguarsi ai tempi. Proprio per questo dico che il Maurizio Monti di quel periodo è giusto che non esista più.

Se devo esser sincero, all’orizzonte non vedo “crescere” nuovi personaggi con caratteristiche poliedriche simili alle mie!  Anche perchè, se oggi ci fossero personaggi così, di sicuro finirebbero subito in televisione ( ahahah, se la ride…)

8) Qual è stato il momento più buio della tua super carriera?!  

Nella mia vita ci sono stati alti e bassi, come per tutti credo.
Mi vengono subito in mente tutte le problematiche legate all’alcool, agli incidenti stradali. Tornando dalla discoteca in cui lavoravo, diversi miei amici persero la vita. Ecco, questo mi diede davvero molto fastidio!!
Al punto che, certe volte, pensai di mollare addirittura tutto.

Parlando di momenti bui, poi non posso non citare quelli strettamente personali, tipo quando persi mio papà, mia sorella… Devi sapere che, per me, la famiglia è sempre stata importantissima, quindi non posso nascondere che, tutto ciò, mi ha condizionato parecchio.

Poi c’è un’altra cosa da dire. Sinceramente, negli ultimi anni, dal punto di vista musicale non mi sento più appagato, nel senso che io sono sempre stato legato ad una musica ricercata, una musica d’elite.  Quindi capisci bene che, contaminazioni come il reggaeton e la trap, mi hanno un po’ disturbato. Anche se, a dirla tutta, dal punto di vista professionale, non ho mai accusato grosse fasi di “down”.  

9) Il Mondo della notte stava andando verso un collasso, e questo indipendentemente dal Covid. Quali sono a parer tuo le cause?!

Ma guarda sicuramente il fascino del “clubbing” in passato era concatenato al fatto che la gente aveva bisogno di “incontrarsi”. E lo facevano nei Club, appunto. Ci si dava appuntamento in un locale. Era bellissimo vedere che persone provenienti da tutt’Italia sapevano che si sarebbero potute incontrare in quel preciso luogo fisico, in concomitanza di quella specifica serata.

L’avvento dei social ha cambiato tutto, contribuendo a rendere un po’ meno magico quello che si poteva vivere andando “in disco”. Era un meltin pot fantastico di persone: personaggi tutti i tipi, nessuno dei quali aveva un’etichetta. C’era un “convivio” bellissimo.
Per la serie “potevi essere chiunque ma era la musica ad accomunarci, a tenerci uniti!”

Chiaramente poi Facebook, Spotify, Instagram hanno creato delle identità parallele, delle sorte di “second life”; e questo ha depotenziato l’emblema del Club.

10) Dacci una tua previsione futura,  del nostro settore!   Da cosa dovrebbe ripartire la nightlife? 

Allora è molto difficile poter rispondere a questa domanda, nel senso che purtroppo siamo in balia di questa pandemia che, di certo, non ci permette di fare grosse previsioni. 

Sicuramente l’economia e il settore ripartiranno!
Tuttavia credo che, alla mia età, frequenterò solo i “club”, nel vero senso della parola!
Sento che le mega-discoteche con i mega dj non fanno più per me!!

Non mi è mai piaciuta l’idea che un dj possa suonare per 10.000 persone sostituendosi alla grandi band, ai gruppi Rock! Capisco che, tuttavia, questo modello, possa magari interessare ad pubblico più giovane. 

Per quanto mi riguarda, credo che la Nightlife pura, in futuro, avrà modo di esistere nei Club di nicchia.

Quelli da 500-600 persone in cui gli artisti si possono esprimere, esibendosi in “maniera speciale”.

Penso proprio che nascerà un’Elite di locali di piccole dimensioni, nei quali si avrà l’impressione di essere in un mondo nuovo, vivendo una sorta di “remake” di quello che è stato negli ‘80 e ‘90.  Ovviamente questa nuova forma di fruizione andrà prospettata anche in direzione di un pubblico nuovo, sarebbe un grave errore puntare solo ed esclusivamente su un pubblico nostalgico.

Il nostro settore resta molto dipendente alle produzioni musicali che, a loro volta, sono molto legate al mondo dei social. Perciò quello che la nuova generazione vede e percepisce è estremamente finto.

Prevedo il delinearsi di un “parallelo”: da un lato, purtroppo, concerti tipo quelli di Sfera Ebbasta, e dall’altro la genesi di club in cui si esibiranno nuove band o artisti con le palle! (Sperando possano nascere delle nuove Bjork o qualcosa del genere…..rigorosamente d’elite, che potrebbe persino sfiorare l’emisfero del jazz).

Ecco cosa ipotizzo per il futuro. Alternative, tante alternative!

11) Dall’alto della tua esperienza, cosa ti sentiresti di consigliare ad un giovane “Clubber”, che si cimenta in questo mondo oggigiorno?!

Sicuramente di studiare, di fare un’analisi logica di quello che necessita il pubblico notturno.
Detto ciò, credo che un giovane Clubber oggi debba sforzarsi di essere sempre se stesso.

In un mondo di apparenza, si può “vincere” cercando di non essere finto, di essere autentico, senza rincorrere per forza il Dio denaro (troppo spesso i problemi nascono quando gli obiettivi sono trasfigurati dall’esigenza di “far soldi” a tutti i costi).

Quindi auguro alla nuova generazione di Clubbers di riuscire ad essere se stessi, tornando ad unire l’utile al dilettevole. Sarà per loro fondamentale il potersi esprimere senza cedere ai compromessi, coltivando le diverse peculiarità del proprio “io”.

Beh, se uno ha talento è chiaro che è super facilitato. Se non si ha talento, purtroppo, essere un artista è molto più difficile. Perchè, oggi, purtroppo l’artista è grande, è bravo, solo ed esclusivamente se vende. E, aggiungo…che trovo tutto ciò terrificante!!

Ti lascio con un messaggio positivo. 

Ricordati che la musica e la natura se non le roviniamo ci salveranno!
Di conseguenza, la musica sarà il nostro modo per riuscire a far fronte ai nostri problemi, alle nostre tristezze e alle nostre delusioni.

W la musica! Sempre.

[ Maurizio Monti ]

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