NEL CLUBBING COME SHERLOCK HOLMES, PER CERCARE ED ANALIZZARE I DATI.

C’è una parola che ultimamente riecheggia nei corridoi di chi si occupa di comunicazione.

Quattro lettere: D-A-T-I.

Negli ultimi anni c’è chi li definisce….il “nuovo petrolio”.

Seppur non tangibili, credimi rappresentano un asset indispensabile per qualsiasi business.
Anche business della notte; è che nel “by-night” quasi nessuno ancora lo sa, ehehhehe….

Praticamente i “nottambuli di professione” usano i dati come un ubriaco il lampione, non per la luce, ma per il sostegno!

In realtà tutte le informazioni che riguardano i nostri clienti, i fornitori, i competitors, oppure quelle inerenti agli andamenti del mercato, ai trend, alle mode, costituiscono una risorsa pazzesca. 

Parlo di informazioni che, come le pietre, da “grezze”, si trasformano in “preziose” attraverso un processo di lavorazione e comparazione. 

Sono proprio alcune preziose informazioni che permettono di scoprire quale sia la formula vincente per ogni avventura imprenditoriale in ambito clubbing.

In tanti raccolgono dati, in pochi li sanno usare. 

Che vuol dire? – ti starai domandando…

Beh, semplice. I dati vanno collezionati ma non solo. Come le pietre preziose necessitano di alcune lavorazioni, al fine di poter esser letti e quindi valore.

Un singolo dato, a volte potrebbe risultare impalpabili e quindi privo di significato. Ecco perchè è bene che tu sappia che, come accade per il processo di estrazione del petrolio, anche per i dati, è bene avere le giuste “trivelle”.


L’analisi e la comprensione. Ecco quali sono le nostre trivelle.

La quantità e la qualità dei dati è importante ma, si annulla letteralmente se non si diventa maestri nel filtraggio, e nell’interpretazione. 

Detto ciò, per concludere in nostro parallelismo con il petrolio, è bene specificare che, se quest’ultimo è una risorsa esauribile, la mole di dati che possiamo raccogliere è pressoché infinita.

Ma, allo stesso tempo, che tu ci creda o no, è proprio questa illimitatezza a complicare le cose per ogni qual sorta di reparto marketing di un locale.

È un attimo “perdersi” tra tutte le miriadi di informazioni di cui oggi possiamo disporre; è davvero difficile individuare quelle che sono veramente rilevanti per le nostre scelte (artistiche e non).

Sai cosa diceva Sherlock Holmes?!

“Penso che il cervello
umano sia come una soffitta, un magazzino per le informazioni, ma siccome lo spazio è limitato, va riempito solo con quello che serve ad esprimere il meglio di se stessi”.

Bisogna in primis aver in testa quali siano i nostri obiettivi, come raggiungerli, con che strategia dato il contesto geografico in cui ci troviamo. 

Solo partendo da qui sarà possibile decidere cosa è importante analizzare e monitorare.

Questo permetterà di “aggiustare il tiro” della strategia stessa, e di iniziare ad azzardare “previsioni” per il futuro. Il che significa anche riuscire a contenere i rischi e i costi, rendendo il nostro lavoro non solo più efficace, ma anche più efficiente.

Cosa possiamo fare grazie ai dati??

  • conoscere a fondo gli interessi dei nostri clienti fidelizzati (o di quelli potenziali) e poter ricamare una strategia di Advertising ad hoc.
  • capire in quale fase della “Customer Journey” essi si trovano, insomma quanto ci conoscono, quanto sono “ingaggiati” con il nostro brand.
  • studiare come si muovono i nostri competitors, analizzando le loro strategie ed individuando i fattori critici di successo.
  • creare uno storico di tutti i dati raccolti per verificare se effettivamente esista una ricorrenza nei comportamenti e nelle abitudini. Eh sì, siano lodati i cosidetti “pattern ricorrenti” (quelli che ci consentono di poter prevedere ed anticipare i trend di mercato, quelli che ci permettono di farci trovare pronti ai cambiamenti che sconvolgono il nostro settore).

In poche parole, possiamo ridurre l’incertezza delle nostre scelte.

E allora, in un’epoca in cui i dati rappresentano la nuova ricchezza, i veri ricchi saranno coloro che meglio riusciranno a padroneggiarli.

In che modo ci si può riuscire?

Innanzitutto studiando a fondo gli strumenti di estrazione ed elaborazione (come Facebook Business Suite, Google Analytics, YouTube Creator Studio, ecc.)

Questi strumenti, già da soli, ci consentono di automatizzare buona parte del lavoro e, se usati nel modo corretto, analitico e non puramente meccanico, producono risultati sorprendenti.

Ricordi quando abbiamo pubblicato l’articolo intitolato “COME SARANNO I CLIENTI NEI LOCALI POST COVID!?” ?? Ecco! Quella è un’analisi che non avremmo mai potuto far se non con un’attento studio dei dati che avevamo a disposizione.

Ma attenzione!

Negli ultimi mesi, abbiamo assistito a dei veri e propri cambiamenti che possiamo quasi definire epocali, riguardo la raccolta dei dati di queste piattaforme.

Primo su tutti, l’impatto che l’aggiornamento dei dispositivi Apple al nuovo sistema operativo iOS 14 ha avuto nella raccolta dati da parte di Facebook.

Apple ha mosso i primi passi verso una direzione sicuramente più “etica e trasparente” per gli utenti digitali, ma che ha avuto (e avrà) conseguenze drastiche, per chi affidava in toto agli algoritmi di Facebook, Google & Co, l’analisi e l’elaborazione dei dati dei clienti.

Semplicemente all’utente viene posta la seguente domanda prima di aprire ogni tipo di App sul proprio smartphone:

Hey, carissimo utente Apple, prima di entrare in facebook, lo sai che la tua navigazione verrà tracciata?  Vuoi che Facebook tracci i tuoi comportamenti?

Di fronte a questa domanda, così palese, semplice e chiara, la maggior parte degli utenti non ha acconsentito al tracciamento, e questo ha provocato una perdita di dati non prevista, creando una sorta di “burn-out” degli algoritmi.

In poche parole, la super macchina di Mr Zuckenberg, ha perso carburante e non riceve più la mole di informazioni che gli necessita per mostrare l’annuncio ed il contenuto giusto, all’utente giusto al momento giusto.

E questo cosa comporta?

Semplicemente una diffusione delle nostre pubblicità un pò più “casuale” e quindi meno performante, con maggiori sprechi di budget.

Attenzione, per ora riguarda solo gli utenti Facebook che possiedono un dispositivo Apple.

Ma, come dico spesso: “È solo l’inizio!”

Nei prossimi mesi, tutti i colossi digitali si muoveranno in questa direzione, provando ad appropriarsi dei dati dei propri utenti, evitando di passarli a terzi.

Meno dati, infatti comporta minori possibilità di conoscere quali sono le intenzioni degli utenti e quindi di riuscire a proporgli una comunicazione che li “tocchi sul vivo”.

Come uscirne quindi?

Qual è la soluzione?

Molto molto semplice: lavorare sull’aspetto umano.

Sarà necessario rimboccarsi le maniche e analizzare tutti quelli che vengono definiti microdati, ovvero le informazioni che manualmente possiamo reperire sul web e non relativi ogni attore che partecipa al nostro business (clienti, fornitori, competitors).

Pensare che sarà sufficiente affidarsi alla super intelligenza degli algoritmi è una pura illusione. Gli algoritmi vanno sfruttati, ci mancherebbe, ma non bastano.

Impara a conoscere il tuo locale, il tuo progetto!!

E, per farlo, dovrai semplicemente infomarti. 

Sii curioso. 

Sii affamato di informazioni che il web ti regala. Allena ogni giorno la capacità di raccogliere i dati, la capacità di elaborare tali dati e di metterli in relazione tra loro.

Sviluppare quella visione d’insieme ti consentirà di trasformare delle “semplici” informazioni in vera e propria conoscenza.

È proprio per questo che l’analisi dei dati, mese dopo mese, si sta avvicinando sempre più alla “psicologia pura”. 

Per la serie….

“Tortura abbastanza a lungo i dati ed essi confesseranno qualsiasi cosa”.

Questa citazione di Darrell Huff risale al 1954 ma è attualissima, visto che nell’era dei Big Data ci sono molti più dati da torturare e quindi anche molti più segreti da confessare.

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