La vera storia di Gēo (che non è più “from hell”)

Sin da piccolo la musica ha giocato un ruolo fondamentale nella mia vita, mio padre è un musicista, in macchina si ascoltava roba seria…Roger Waters, Vangelis e i Queen.

Iniziai a suonare prestissimo, avevo 13 anni. Facevo musica rock. Al Rock Planet di Pinarella di Cervia.

Ero già un quindicenne d’esperienza (ahaha) quando mi chiamò il Bobo di Misano Adriatico per affidarmi il privé. 
Fu un anno fondamentale perché per la prima volta vidi Alex F (il loro resident ai tempi) mixare musica house. 

Mi si aprí un mondo. Ne divenni “ossessionato”, al punto da prendere una decisione: avrei cambiato genere.  Aver la possibilità di mixare e dare sfogo alla mia creatività mi gasava inverosimilmente.

Dopo qualche mese mi arrivò una proposta per lo Zouk Santana di Milano Marittima. Non me lo feci chieder due volte, ehehe…. Qui condividevo la consolle con Billy (il disc jockey dell’Echoes di Misano Adriatico per intenderci). 

Posso affermare che qui ebbe inizio il mio percorso da DJ House. Fu la mia palestra di vita: quella che mi permise di plasmare ed affinare la mia “tecnica”; quella che mi fece letteralmente innamorare di questo magico mondo.

In me ormai una cosa era ben chiara: sicuramente avrei fatto questo mestiere per tutta la vita!!

Ero il resident dj. Sentivo la responsabilità dei risultati. Suonavo praticamente tutti i giorni, a volte anche per 10 ore di fila. 

In quel periodo Milano Marittima era inimmaginabile. Difficile da spiegare a chi non c’era. Era un punto nevralgico per il Clubbing italiano. E il mio adorato Zouk era frequentato da un sacco di “addetti ai lavori”che, day by day, avevano modo di osservarmi, di ascoltarmi…di tastarmi.
Qualcuno mi avanzò vere e proprie proposte, iniziando a chiamarmi (in veste di “guest”)  nel proprio locale. 

Pur difendendo a denti stretti la mia tanto sudata residenza a Milano Marittima iniziai a girovagare qua e là, facendo uscire il nomadismo ch’era in me.

I viaggi e le trasferte si fecero sempre più fitti e che dire, rimpiango che a quei tempi non esisteva il comodissimo Google Maps sull’iphone, ehehhe… In quegli anni un dj doveva sapersi studiare e pianificare gli itinerari a tavolino. 

Da Roma a Cortina, dalla Sardegna a Milano, da Napoli al lago di Garda.  Per poi varcare la linea del confine italiano, che per un artista non significa solo attraversare fisicamente una dogana. 

Uscire dall’Italia per un dj è molto di più. La soddisfazione che solo quell’alone di internazionalità ti sa dare. Impareggiabile. Una sorta di viagra per il proprio ego…

E fu così che mi ritrovai a calcar una consolle Svizzera, quella del Pachà, una a Londra a “La Scala”. E poi ancora a Parigi dove, tra i diversi club, ho il dolcissimo ricordo della sfilata ufficiale di Pierre Cardin. Le mie mani si poggiarono persino su un mixer in Belgio (Ixo a Lieege). Proprio in terra belga conobbi Pierre Kuppens: fu amore a prima vista!

Sto parlando di un giovane organizzatore di eventi ed un grandissimo pr. Nel momento in cui mi vide suonare decise di offrirmi la “residenza” nei suoi eventi. Senza fare troppi calcoli, decisi di trasferirmi in Belgio.

Iniziai a suonare per “Oh Oui” dove condivisi la consolle con artisti pazzeschi, gente del calibro di Axwell, David Guetta, Bob Sinclar, Martin Solveig, Kid Creme, Junior Jack, Faithless, Fedde Le Grand, Sebastian Ingrosso, Dr. Lektroluv, Nervo, Hardwell, Bingo Players e R3HAB.

Da ognuno di loro credo di aver “strappato” qualcosina in termini di insegnamenti, di trucchetti del mestiere. Con qualcuno son pure diventato amico. 

Non ti dico quanto fosse figo poter constatare che la “scalata” in questo mondo era possibile. 
Sentivo che ce la stavo facendo. Cazzo, mi emoziono ancora adesso, solo a scriverlo… ahahha…

Ricordo che una sera ero sul divano intento nel più sfrenato atto di fancazzistico cazzeggio. Mi vibrò il telefono. Chiamata in entrata, numero sconosciuto? Che faccio, rispondo? No. Sì. Ma no. Ma sì. Vada per il “Rispondi”! 

Erano quelli della discoteca Versuz. Mi volevano come “ospite”.  
Perchè è importante? Beh, perchè entrando nel loro roaster, riuscii ad arrivare al Tomorrowland.
Ebbene sì. Suonai in uno stage al Tomorrowland, davanti a così tanta gente che…vabbè ma chettttelodico a fffà… 

Tornai in Italia per motivi familiari dopo ormai diversi anni di assenza dalla mia terra. 

Top DJ avrebbe potuto essere un’ottima vetrina per comunicare a tutti che ero tornato. 
Accettai di partecipare al programma. Fu un’esperienza stupenda, andare in TV amplifica tutto. 

Vincere Top Dj ammetto che mi ha aiutato, se dicessi il contrario sarei falso come Giuda. 

Constatare di aver raggiunto un non-so-che di popolarità, facendo peraltro il lavoro che amavo, era tanta, tanta, tantissima roba, per dirlo in gergo…

Immediatamente dopo iniziai un tour che mi ha visto impegnato in tutta Italia, fino ad arrivare ai giorni odierni.

E parlando degli ultimi anni, c’è una riflessione che per me è doveroso fare.


Prima di questo “stop forzato” il clubbing stava passando un momento transitorio, l’Edm (che aveva preso il posto della House) era sparita lasciando qualche strascico. 
Le hit da club stavano lasciando spazio alle hit da radio. Molti guest proponevano dj-set sempre più “nazional-popolari” per garantirsi un’immediato risultato.

Ai miei occhi però (o meglio…alle mie orecchie) erano tutti simili, fatti con lo stampino. Alcuni li definirei addiruttura banali e scontati. Senza un’anima.

Sono sincero, nella maggior parte dei dj-set che ascolto, percepivo improvvisamente sempre meno “cuore”, con conseguente daspo delle emozioni per il pubblico.

Vedevo sempre più artisti suonare solo ed esclusivamente per il loro cachet, e/o per il loro ego.

Un inizio di Apocalisse del clubbing in cui le discoteche stavano perdendo la propria identità. 

Pullulavano sempre più i “format” e le cosidette “attrazioni-porta-gente”, che, con la promessa di riempire numericamente il locale, finivano però con il deturpare l’unicità del club stesso. 

L’etica professionale, per quanto mi riguarda, è un punto fermo, inamovibile, imprescindibile. 

Se proprio mi dovessi descrivere con 3/4 aggettivi sceglierei questi: eclettico, emotivo, integro e…umano.  

Sì, proprio così, prima di essere un artista, sono un umano.

A mio avviso, mai come oggi, è importante essere se stessi, è importante seguire quello che ognuno sente dentro di sè, è importante conoscersi a fondo e non tradire mai i propri valori. 

Ho sempre studiato tanto sia a livello personale sia a livello musicale. La musica è tutto per me, quello strumento che mi permette di esprimermi. 

Ho molti mentori, con cui passo ore e ore al telefono. Che assillo con bombardate di domande e a cui chiedo sempre di raccontarmi per filo e per segno ogni dettaglio di esperienze più o meno passate.
Del resto la storia è maestra di vita, no?!

Su due piedi mi vien da citare Ralf, Luca Agnelli, Cocco, Trani, Ricky Montanari, ma anche Motta, Andrea Gritti, Menini, Robert-eno, Walterino, Morri, Sangio, Frankie, Tommy, Mauro.

( Ed è anche grazie a loro che ho deciso dopo anni di cambiare, di essere più me stesso e di dare un messaggio ).

Ogni giorno credo sia un’occasione valida per imparare, assimilare e…migliorarsi.
Ecco perchè, tutt’ora, amo immaginare il mio cervello come una sorta di spugna, pronta ad assorbire ogni informazione e stimolo esterno, per farne un insegnamento.

Come ho scritto in un post (questo), che qualche mese fa è diventato praticamente virale, ero stufo di seguire le regole e di proporre musica che non mi rappresentava al cento per cento. 

Durante questo periodaccio, in cui siamo stati costretti a stare in casa, ho studiato molto e ho avuto modo di confrontarmi con un sacco di gente. Più passavano le settimane e più diventavo allergico a ciò che vedevo. 

Djs che provano a trasformarsi in influencers, sfoggiando tristemente la macchina costosa o vestiti ultra-firmati, oppure auto-fotografandosi nelle vesti di un bodybuilder con tanto di proteine e shaker in mano.  

Per non parlare di molte live-set in streaming. Con mosse tattiche e balletti rivolti ad una telecamera e ad un muro di casa! Cavolo, tutto ciò è da “mani nei capelli”. Non credi?

Ego, ego ed ancora ego a condire un po’ di musica, per lo più “vecchia”, copiata, scontata, che passa da edm a trap, da afro a reggaeton nella speranza di cavalcare quelle regole di marketing imparate da YouTube.
Hai presente quei video in cui ti svelano i 10 segreti per far successo, senza far fatica?! 

“Ma tutto ciò non ha niente a che fare con me, con i miei valori, con il mio modo di essere!!” – mi son detto.

Ecco da dove è nato il mio “profondo” cambiamento, un cambiamento che cela dietro di sè un messaggio. Quale? 

Semplice. La musica è passione, energia pura. Empatia. La mission di un dj è quella di essere un direttore d’orchestra che ti guida saggiamente in un percorso di emozioni e sensazioni. 

Lessi su questo blog un articolo a tal riguardo interessante, “Come scegliere un Dj per il proprio locale“. Mi ritrovo molto in questi concetti.

Insomma questo è quello che cerco di promuovere, quello che cerco di trasmettere sui miei social, quello che credo sia “sano” per chi vuole fare questo lavoro.

Non nascondo che a breve uscirà un mio corso per tramandare tutto ciò che so, a chi ha voglia di imparare. Dai miei “trick tecnici”, ai miei trucchi psicologici…insomma tutto il mio sapere.

Sccc…Massimo silenzio, fai come se non ti avessi detto nulla….

Ti saluto, lasciando un piccolo consiglio ai miei colleghi, rigorosamente in versione audio:

LEGGI ANCHE : “COME UN DJ PUÒ DIVENTARE UN OLOGRAMMA

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